Hasbro vola del 10%, ma non grazie ai giocattoli (il motore è un gioco di carte)
Il colosso di Monopoly e Nerf batte Wall Street e alza le stime, ma a trainare i conti è Magic: The Gathering. E i giocattoli veri, quelli sugli scaffali, perdono soldi.
Foto: Golboo Maghooli / Pexels
Con ogni probabilità in casa tua c’è un Monopoly, una pistola Nerf o un barattolo di Play-Doh. Bene: non è quella roba a far correre Hasbro. Il colosso americano dei giochi ha chiuso il secondo trimestre con ricavi in crescita del 16%, a 1,14 miliardi di dollari, battendo le attese di Wall Street e alzando le stime per l’intero 2026. Il titolo, il giorno dopo i conti, è balzato di circa il 10%. Ma il vero protagonista non è un giocattolo: è un gioco di carte per adulti.
I numeri lo dicono chiaramente. La divisione Wizards of the Coast e Digital Gaming è cresciuta del 27%, a circa 664 milioni di dollari, mentre il resto dell’azienda arrancava. Dentro quella divisione c’è Magic: The Gathering, il gioco di carte collezionabili nato nel 1993: i suoi ricavi sono saliti del 32%, a 545 milioni, superando per la prima volta in oltre trent’anni di storia i 500 milioni in un solo trimestre, spinti dal lancio di un set a tema Marvel. L’utile per azione rettificato è stato di 1,28 dollari, contro gli 1,17 attesi dagli analisti.
Ecco la lezione per chi investe: Hasbro, sulla carta, non è più un’azienda di giocattoli. È un’azienda di proprietà intellettuali e carte da collezione che, per inerzia, vende ancora scatole di plastica ai bambini. E quel business “storico” oggi perde soldi: la divisione Consumer Products, quella dei giocattoli fisici, ha chiuso il trimestre con una perdita operativa di circa 15 milioni di dollari, appesantita da dazi, inflazione dei costi e stagionalità. Il marchio che conosci non è più il motore dei profitti.
Non è una storia isolata. È lo stesso schema che abbiamo visto con 3M, passata dai Post-it ai data center dell’AI: vecchi brand iconici che sopravvivono reinventando il proprio motore di crescita altrove. Forte di questo slancio, Hasbro ha alzato le stime per l’anno: ricavi in crescita del 5-7%, margine operativo rettificato al 25-26% ed EBITDA rettificato tra 1,45 e 1,50 miliardi di dollari, sopra il target precedente.
Attenzione però a non farsi trascinare dall’entusiasmo dopo un +10%. Il trimestre record di Magic è stato gonfiato da un evento specifico e irripetibile — il set a tema Marvel — e la logica del collezionismo somiglia molto a quella dell’hype: fa esplodere un trimestre, ma va poi confermata. Nel periodo Hasbro ha anche registrato una svalutazione da 56 milioni sul portafoglio dei giochi digitali, e i dazi continuano a mordere sui giocattoli. Come ricordavamo a proposito di Adidas contro Nike, un marchio amato non basta da solo a vincere in Borsa: servono margini e continuità.
Cosa guardare adesso: la vera prova per Hasbro sarà capire se Magic riesce a crescere anche senza “crossover” straordinari, e se i giocattoli tradizionali torneranno a fare utili invece di bruciarli. Finché il grosso dei profitti dipende da un solo prodotto di nicchia, la festa in Borsa poggia su fondamenta più strette di quanto il balzo del titolo faccia pensare.
FontiHasbro (Business Wire, comunicato ufficiale)BloombergForbesYahoo FinanceSEC Form 8-K (Hasbro)
