Instagram alla sbarra: Meta rischia 1.400 miliardi, quasi l’intera azienda
Il processo aperto a Oakland su Facebook e Instagram mette sul tavolo una cifra pari quasi al valore di Borsa di Meta. Cosa significa per chi ha il titolo (e perché non va letta in un senso solo).
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Ogni genitore conosce la scena: il figlio adolescente incollato a Instagram a mezzanotte. Da questa settimana quella scena è finita in un’aula di tribunale a Oakland, in California, e per Meta il conto potenziale fa impressione: fino a 1.400 miliardi di dollari, una cifra vicina all’intero valore di Borsa della società (circa 1.450 miliardi). È l’importo massimo che la stessa Meta ha messo nero su bianco in un atto legale, mentre parte il processo che molti considerano un test decisivo per tutta la Silicon Valley.
Il caso, iniziato martedì davanti alla giudice Yvonne Gonzalez Rogers, vede quattro Stati — California, Colorado, Kentucky e New Jersey — fare da apripista a una coalizione di 29 procuratori generali che avevano citato l’azienda nel 2023. L’accusa: Facebook e Instagram progettati apposta per “agganciare” i più giovani, tenerli incollati e nascondere i rischi, oltre a violazioni della legge federale sulla privacy dei minori (COPPA). Alla notizia il titolo ha perso circa il 4% in una sola seduta, scivolando da quasi 590 a poco meno di 569 dollari, per poi indebolirsi ancora verso area 545.
Per chi ha Meta in portafoglio, la prima cosa da capire è che quei 1.400 miliardi sono un tetto teorico, non una condanna. Gli stessi Stati hanno detto ai giudici che un esito intorno ai 200 miliardi è “più probabile” del massimo — resta comunque una cifra enorme. Ma il punto vero è la lezione: anche la macchina da soldi più efficiente del mondo può ritrovarsi con un rischio legale che, sulla carta, vale quanto l’intera azienda. È un “convitato di pietra” che il mercato fatica a prezzare.
E non è un fulmine a ciel sereno. Poche settimane prima Meta aveva incassato in New Mexico una condanna complessiva da 942 milioni di dollari, mentre la Corte d’Appello del Nono Circuito ha respinto il tentativo dell’azienda di ripararsi dietro lo scudo legale della Section 230. Il paradosso è che gli analisti restano nel complesso ottimisti, con un target medio intorno ai 785 dollari, oltre 200 sopra i prezzi attuali. È lo stesso cortocircuito già visto altrove, con Wall Street che invita a comprare mentre il rischio resta ben visibile sul tavolo: ne avevamo parlato a proposito di Duolingo.
Attenzione, però, a non leggerla in un senso solo. Il processo durerà sei-otto settimane e, tra eventuali appelli, la parola “fine” può arrivare tra anni: Meta genera cassa in abbondanza e continua a investire cifre monstre nell’intelligenza artificiale. Il 4% bruciato in una seduta racconta più la nuova incertezza (il cosiddetto “overhang” regolatorio) che un buco reale nei conti. Per il piccolo investitore vale la solita regola: non inseguire i massimi quando tutto va bene, ma nemmeno vendere in preda al panico su un titolo di questa taglia.
Cosa guardare adesso: non tanto le cifre-choc dei titoli, quanto le testimonianze e — soprattutto — le eventuali richieste di modificare i prodotti. Perché una cosa è pagare una multa, anche pesante; un’altra è dover cambiare il modo in cui Facebook e Instagram tengono gli utenti incollati allo schermo. È lì, sul motore stesso del business pubblicitario, che si gioca il vero valore di lungo periodo di Meta.
