Tesla, ricavi record ma l’utile operativo crolla del 57%: il titolo scivola
Nel secondo trimestre 2026 Tesla incassa il fatturato più alto di sempre, ma i profitti deludono e il titolo scende. La lezione per chi investe: i ricavi non bastano.
Foto: Jakub Zerdzicki / Pexels
Consegne da primato, un fatturato mai visto prima, eppure il titolo scende. È il paradosso dei conti Tesla del secondo trimestre 2026, diffusi mercoledì sera a Wall Street: la casa di Elon Musk ha macinato ricavi record, ma quasi nulla è arrivato in fondo al conto economico. L’utile operativo è crollato del 57%, fermandosi a 398 milioni di dollari, e in after-hours l’azione ha perso circa il 3%, scivolando verso i 363 dollari. Un classico caso in cui il mercato guarda oltre il titolo di giornata.
I numeri raccontano bene lo scollamento. Il fatturato è salito a 28,24 miliardi di dollari, +26% sull’anno e sopra i 26,4 miliardi attesi dagli analisti, spinto da 480.126 auto consegnate (un record) e da un balzo del 50% dei ricavi da servizi. Ma l’utile per azione rettificato si è fermato a 0,33 dollari, ben lontano dai 0,51-0,53 stimati e in calo del 18% anno su anno. L’utile netto contabile è sceso del 5%, a 1,11 miliardi. Il margine operativo si è ridotto all’1,4%, il margine lordo al 16,8%.
Perché conta per chi investe? Perché è la prova che crescere nei ricavi non equivale a guadagnare di più. Qui il colpo arriva dai crediti regolatori: quelli che Tesla vendeva ai concorrenti sono scesi a 146 milioni dai 439 di un anno fa, dopo che negli Stati Uniti è sparito il credito d’imposta da 7.500 dollari sulle auto elettriche e sono state azzerate le multe che spingevano i rivali a comprarli. In più, per vendere quel numero record di auto, Tesla ha limato i prezzi. È il primo trimestre in cui si vedono i margini “puliti”, senza aiuti esterni.
C’è poi il capitolo spese. Gli investimenti in intelligenza artificiale, robotica e ricerca hanno fatto salire i costi operativi del 47% e gli investimenti (capex) del 142%, a 5,79 miliardi, portando il flusso di cassa libero in rosso di 1,1 miliardi. A gonfiare l’utile ha contribuito anche una plusvalenza contabile di circa 1 miliardo sulla partecipazione in SpaceX (mai incassata davvero), sullo sfondo delle voci di fusione tra le due società di Musk — un tema che i piccoli azionisti hanno spinto in cima alle domande della call. È lo stesso nervosismo attorno a SpaceX che avevamo raccontato con il crollo post-IPO del 6 agosto in arrivo.
Attenzione, però, a leggere tutto in chiave negativa. Il business resta solido in cima al conto: ricavi in crescita reale per la prima volta da oltre un anno, servizi ed energia in accelerazione. Il punto è la valutazione: gran parte del prezzo di Tesla poggia su robotaxi e sul robot Optimus, progetti che oggi non producono utili significativi. Una dinamica simile a quella vista con GM, che ha battuto le attese ma con l’utile netto in picchiata: nel settore auto elettrica il divario tra numeri “aggiustati” e profitti reali è ormai la vera partita.
Cosa guardare adesso: se nei prossimi trimestri i margini si stabilizzano senza l’ossigeno dei crediti, e se la maxi-spesa in AI inizia a tradursi in ricavi concreti. Finché non succede, il mercato tenderà a premiare meno la crescita dei ricavi e a chiedere conto della redditività. Per il risparmiatore, la lezione è semplice: sui titoli-simbolo il fatturato fa notizia, ma sono i margini a fare il prezzo.
