Anthropic verso il Nasdaq con 80,7 miliardi di perdite: ne hai già una fetta nel tuo ETF
Il prospetto depositato alla SEC svela 16,3 miliardi di ricavi, 80,7 miliardi di perdite e 430 miliardi di impegni con Broadcom, Google, Amazon e Microsoft. Perché riguarda anche chi ha solo un ETF globale.

Anthropic ha depositato lunedì 26 ottobre il modulo S-1 presso la SEC. È il documento che apre la strada alla quotazione al Nasdaq, con il ticker «ANT». Dentro ci sono i conti veri della società che ha creato Claude. E i numeri sono di quelli che fanno girare la testa.
Nei primi sei mesi del 2026 i ricavi hanno toccato 16,3 miliardi di dollari. Nello stesso periodo la perdita è arrivata a 80,7 miliardi. Per ogni dollaro incassato, ne sono usciti quasi cinque. Un dato fuori scala anche per gli standard dell’intelligenza artificiale.
L’obiettivo dichiarato nel prospetto è raccogliere fino a 100 miliardi di dollari con azioni di Classe A sul Nasdaq Global Select Market. Wall Street discute già una valutazione tra 1.500 e 2.000 miliardi di dollari. Cifre enormi per una società che brucia cassa a ritmi mai visti.
Perché dovrebbe interessarti, se non comprerai mai un’azione ANT? Perché una fetta di quella storia è già nel tuo portafoglio. Amazon, Alphabet e Microsoft hanno decine di miliardi legati ad Anthropic. E quei tre colossi stanno in qualsiasi ETF globale o tecnologico.
I conti di Anthropic: 430 miliardi di impegni e tre colossi alle spalle
Partiamo da Amazon. Dal 2023 ha investito circa 13 miliardi di dollari in Anthropic, con la possibilità di aggiungerne altri 20. Detiene anche note convertibili per 6,2 miliardi. La sua quota, però, è limitata al 12% del capitale. Un tetto che conta per gli equilibri futuri.
Poi c’è Alphabet. Google ha un accordo di finanziamento che può fornire ad Anthropic fino a 20 miliardi aggiuntivi. L’importo scende di 10 miliardi se Google esercita un’opzione. Quella di comprare azioni senza diritto di voto nel collocamento privato legato alla IPO. Un modo per contare senza pesare.
Il dato più pesante del prospetto non riguarda chi mette i soldi, ma chi li riceve. Anthropic ha firmato quattro impegni di spesa non cancellabili per circa 430 miliardi di dollari. Sono contratti vincolanti: Broadcom per 161 miliardi, Google per 115, Amazon per 110, Microsoft per 45.
Mettiamoli in fila. In sei mesi la società ha incassato 16,3 miliardi. Si è impegnata a spenderne 430 nei prossimi anni, senza clausole di uscita. Il ragionamento è semplice: la quotazione serve anche a pagare quei contratti. I 100 miliardi dell’offerta sono il carburante.
C’è un paradosso che il lettore attento coglie subito. Amazon e Google finanziano Anthropic, e Anthropic compra da loro potenza di calcolo. I soldi girano in cerchio tra gli stessi attori. Il mercato ora deve stabilire quanto di quel cerchio sia valore reale.
Non è la prima volta che Anthropic finisce sotto i riflettori per la sua quotazione. Di recente aveva fatto notizia con il fondo pensato per i lavoratori in vista della IPO. Oggi il tema cambia: non più chi guadagna dentro l’azienda, ma chi dovrà coprire il buco.
Amazon, Alphabet e Microsoft: cosa pesa davvero sul tuo ETF
Guarda il tuo fondo. Se hai un ETF sul MSCI World, sul Nasdaq 100 o sull’S&P 500, Amazon, Alphabet e Microsoft sono tra le prime posizioni. Nessuno di questi fondi contiene Anthropic. Ma tutti contengono chi la finanzia e chi le vende capacità di calcolo.
Il rischio corre in due direzioni. Se la IPO va bene, la partecipazione di Amazon e l’opzione di Google si rivalutano sulla carta. Se il mercato storce il naso davanti a 80,7 miliardi di perdite, quelle poste perdono lucentezza. E i 430 miliardi di contratti diventano una scommessa più fragile.
Broadcom merita un capitolo a parte. È il primo beneficiario degli impegni, con 161 miliardi. Per chi ha ETF sui semiconduttori, una fetta della crescita attesa dipende da una società che ancora non si è quotata. Un rallentamento della domanda AI colpirebbe tutta la catena di fornitori.
Qui vale la regola vecchia come la Borsa: compra sui rumori, vendi sulla notizia. Le settimane prima di una grande IPO sono il momento in cui l’entusiasmo sale. I titoli «collegati» si gonfiano. Dopo il primo giorno di contrattazioni, spesso arriva il conto.
C’è anche chi sta scegliendo la strada opposta. Berkshire Hathaway ha appena battuto i chip di 22 punti tenendosi lontana dalla corsa all’intelligenza artificiale. Non è una tesi da copiare a occhi chiusi. Ma ricorda che un portafoglio non deve per forza inseguire la moda del momento.
Il dato da tenere a mente è il rapporto tra ricavi e perdite. Sedici miliardi incassati e ottanta persi non sono una fotografia stabile. La valutazione tra 1.500 e 2.000 miliardi è ancora in discussione e può cambiare prima del collocamento. Il prospetto è un punto di partenza, non di arrivo.
Nei prossimi giorni il primo segnale sarà il range di prezzo ufficiale dell’offerta. Poi le eventuali revisioni della valutazione e le reazioni di Amazon e Alphabet, le due azioni più esposte. Chi ha ETF tech dovrebbe guardare lì, non al ticker ANT. E ricordare che un’IPO da record non è mai, da sola, una buona ragione per cambiare strategia.
