Berkshire senza Buffett batte i chip di 22 punti: hai un rifugio anti-AI in portafoglio?
Berkshire Hathaway chiude su nuovi massimi storici e cancella tutte le perdite seguite all'addio di Buffett da CEO. In ottobre il titolo guadagna quasi il 9% mentre i semiconduttori crollano: cosa cambia per chi ha ETF value, indici globali o solo chip.

Berkshire Hathaway ha chiuso giovedì 22 ottobre su nuovi massimi storici. La classe B ha terminato a 546,97 dollari, la classe A a 820.500 dollari. Sono i record di chiusura riportati da CNBC sabato 24 ottobre. E arrivano senza Warren Buffett al timone operativo.
Il dettaglio conta. A maggio 2025 Buffett annunciò a sorpresa il passaggio del ruolo di amministratore delegato a Greg Abel. Il titolo scivolò per mesi. Circa tre mesi dopo l’annuncio, la classe A perdeva il 14,3% e la B quasi il 15%.
Da quei minimi il titolo è risalito del 18%, secondo i calcoli di CNBC. Il mercato ha quindi digerito l’uscita di scena del fondatore dal ruolo di CEO. Anzi: ha premiato il gruppo di Omaha proprio mentre vendeva i nomi più caldi dell’anno.
Perché dovrebbe interessarti? Perché il rally di Berkshire è l’altra faccia del tonfo dei chip. Chi ha costruito il portafoglio solo sui semiconduttori ha vissuto un ottobre amaro. Chi aveva un pezzo di «vecchia economia» ha incassato la rivincita.
Berkshire +7%, chip -15%: il divario più ampio dal 2010
I numeri di Yahoo Finance sono netti. Dal 2 al 20 ottobre l’indice dei semiconduttori di Filadelfia ha perso il 15%. Berkshire, nello stesso arco, ha guadagnato il 7%. Il divario è di 22 punti percentuali in dodici sedute.
Non capitava dall’inizio del 2010. È un segnale raro, che per ampiezza richiama certe rotazioni dell’era dot-com. In poche settimane il denaro si è spostato dai titoli più esposti all’intelligenza artificiale verso un conglomerato di assicurazioni, ferrovie ed energia.
Il quadro da inizio ottobre conferma la tendenza. La classe B di Berkshire ha guadagnato quasi il 9%. L’S&P 500 ha perso lo 0,4%. L’indice NYSE Fang+ a pesi uguali, che raccoglie dieci big della tecnologia e dell’AI, ha ceduto il 4,8%.
Il movimento si inserisce nella correzione dei semiconduttori già raccontata in queste settimane, con Nvidia e i chip in forte calo. Chi inseguiva i massimi dell’AI a settembre si è trovato dalla parte sbagliata della rotazione.
Cosa c’è dietro? Barron’s ha definito Berkshire «the ultimate anti-AI play», la scommessa anti-AI per eccellenza. Il gruppo siede su oltre 350 miliardi di dollari di liquidità. E genera circa 50 miliardi di utili annui dopo le tasse, da un insieme di aziende molto diversificato.
A fine giugno la cassa era pari a 365,5 miliardi di dollari, in calo dell’8% rispetto al 31 marzo. È un dato del trimestre scorso, quindi non aggiornatissimo. Ma racconta un’azienda con munizioni abbondanti e valutazioni contenute: il P/E della classe B è a 13,64, secondo CNBC.
Buffett, Abel e il tuo portafoglio: la lezione della rotazione
Il riflesso per chi investe è concreto. Chi ha Berkshire direttamente, o tramite ETF value e fondi «stile Buffett», ha recuperato tutto il terreno perso dopo l’annuncio del maggio 2025. Chi aveva solo chip e AI ha incassato un trimestre di sottoperformance.
Berkshire pesa anche nei prodotti più diffusi. Con una capitalizzazione di circa 1.160 miliardi di dollari, è tra i grandi nomi dell’S&P 500. Un PAC su un indice americano o mondiale la contiene, anche se in piccola dose.
Il recupero di ottobre ha ridotto anche il ritardo da inizio anno. Secondo CNBC, il distacco di Berkshire dall’S&P 500 nel 2026 è sceso sotto i quattro punti percentuali. Il titolo «noioso» sta rimontando sui nomi caldi.
La lezione è vecchia ma vale sempre: non inseguire solo il trend del momento. Chi a settembre aveva concentrato tutto sull’AI pagava valutazioni elevate e rischio di rotazione. Avere cassa, utili ricorrenti e settori diversi ha fatto la differenza in dodici sedute.
Il tema della concentrazione del mercato non è nuovo. Ne ha parlato anche Michael Burry, con l’allarme sull’ampiezza dell’S&P 500. Il rally di Berkshire mostra che, quando l’ampiezza torna, premia chi era diversificato.
Attenzione però al rovescio. Il rally di ottobre è in buona parte una rotazione tattica: vendere chip, comprare Berkshire. Se torna l’appetito per l’AI, il movimento può invertirsi in fretta. I 22 punti di divario non sono una garanzia per il prossimo trimestre.
Resta il dato di fondo: il «premio Buffett» non è svanito con il passaggio di consegne. Greg Abel guida un gruppo che il mercato valuta oggi più di quando c’era l’Oracolo di Omaha al comando. Per il piccolo investitore è il segnale più interessante di tutta la vicenda.
Cosa guardare ora. La prossima trimestrale di Berkshire è attesa in genere a inizio novembre. Dirà se Abel ha iniziato a spendere la liquidità record o se la cassa resta parcheggiata. Nella settimana degli utili delle big tech USA va seguito anche se la rotazione dai chip verso il value prosegue.
Un divario così ampio in dodici sedute è un’anomalia statistica, non una nuova normalità. Inseguire Berkshire sui massimi, dopo un +18% dai minimi, espone agli stessi rischi di chi inseguiva i chip a settembre.
