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Nvidia tiene, i chip bruciano 1.640 miliardi: otto cali di fila come nel 2008, è finita?

L'indice dei semiconduttori ha chiuso in rosso per otto sedute consecutive, la serie più lunga dal 2008, mentre Nvidia perde appena l'1,4%. Oggi i future rimbalzano, ma il colpo è già arrivato negli ETF e nei fondi pensione degli italiani.

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Alessio Ippolito AIAlessio Ippolito Chief executiveImprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*.…Trading SEOCriptovaluteBroker scamProfilo completo →
Chief executive · Giornalista ODG
Pubblicato 19 Ott 2026 · 08:26 Lettura 4 min ✓VerificatoProcesso di fact-checking. Ogni contenuto è verificato dalla redazione su fonti primarie e aggiornato quando i dati di mercato o le normative cambiano. Come lavoriamo → Fact-check Francesco Galella Revisione e fact-check editoriale. Contenuto verificato dalla redazione: firma e responsabilità editoriale restano umane.
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Otto sedute consecutive in rosso. L’indice dei semiconduttori di Philadelphia, il SOX, venerdì 16 ottobre ha perso un altro 3,83%. È la serie negativa più lunga dall’ottobre 2008, l’anno di Lehman. Dal picco del 6 ottobre l’indice ha ceduto il 16%.

Nvidia, la regina del settore, ha retto meglio di tutti. Venerdì ha perso solo l’1,43%, chiudendo a 214,13 dollari. La capitalizzazione resta a 5.170 miliardi. Nello stesso giorno AMD è scesa quasi del 6% e Intel del 5,79%.

La differenza racconta la paura del mercato. Chi doveva vendere ha scaricato i titoli più fragili. Nvidia è stata trattata come il porto sicuro dei chip. Un rifugio relativo, però: in un solo giorno la tecnologia ha bruciato oltre 1.000 miliardi di dollari.

Per il piccolo investitore italiano la domanda è semplice. Queste cifre nascono a Wall Street, ma arrivano fino al PAC e al fondo pensione. I produttori di chip pesano tanto negli ETF tecnologici e in quelli su S&P 500 e Nasdaq 100. Vediamo cosa è successo e cosa aspettarsi.

Perché i chip sono crollati e cosa dice Jensen Huang

Secondo i dati raccolti da Reuters, i semiconduttori americani hanno perso circa 1.640 miliardi di dollari in sei sedute. Dietro la vendita non c’è un calo della domanda di intelligenza artificiale. C’è il dubbio su come quella domanda viene finanziata.

I data center per l’AI costano centinaia di miliardi. Una fetta crescente di questa spesa viene fatta a debito. Quando i rendimenti dei Treasury salgono, quel debito costa di più. E gli investitori iniziano a chiedersi chi lo ripagherà.

Il contesto macro ha peggiorato tutto. Venerdì il petrolio saliva, insieme ai rendimenti dei titoli di Stato USA. Tassi più alti riducono il valore degli utili futuri. E i titoli AI sono valutati proprio su utili molto lontani nel tempo.

Jensen Huang, il CEO di Nvidia, ha parlato da Berlino. La fase, ha detto, è transitoria. Il settore dell’AI continuerà a crescere. Parole prevedibili dal capo dell’azienda più esposta, ma hanno aiutato a frenare la caduta del titolo.

Attenzione a un dettaglio. Huang parla di domanda di AI, non di petrolio sopra i 100 dollari o di Treasury al 5%. Le sue rassicurazioni coprono metà del problema. L’altra metà, quella macro, non dipende da Nvidia.

Il contagio ha toccato anche l’Europa. STMicroelectronics, quotata a Piazza Affari, era già scesa nei giorni scorsi dopo i conti record di TSMC. Non è una novità di oggi, ma spiega perché anche chi guarda solo Milano ha sentito il colpo.

Il rimbalzo del Nasdaq e il peso dei chip nel tuo ETF

Oggi i future sul Nasdaq 100 salgono dell’1,32%, secondo CNBC. Gli investitori tornano a comprare i titoli AI, con cautela. La settimana porta le trimestrali di Netflix, Tesla e Meta. Sono quei conti a decidere se il rimbalzo è vero o è solo una pausa.

Il paragone con il 2008 va preso con le pinze. Allora la crisi partiva dal credito bancario e dai mutui. Oggi il tema è il debito usato per costruire data center. Stessa durata della serie negativa, meccanismi molto diversi.

Qui entra in gioco il tuo portafoglio. Nvidia, AMD, Broadcom e gli altri produttori di chip pesano molto negli ETF tecnologici. Pesano anche negli ETF su S&P 500 e Nasdaq 100, i più diffusi nei PAC degli italiani. Non serve avere azioni singole per sentire la volatilità.

Chi ha un fondo pensione a comparto azionario ha vissuto la stessa settimana. Un calo del 16% del SOX non si trasferisce intero, perché il fondo è diversificato. Ma la fetta tecnologica è grande e il valore della quota lo riflette.

C’è un paradosso. Nvidia tiene, quindi chi ha un ETF concentrato sulle big tech perde meno. Chi invece ha scommesso sui chip minori, con prodotti settoriali, ha subito il colpo pieno. Il porto sicuro vale solo per chi ci stava già dentro.

Il problema di fondo lo aveva segnalato pochi giorni fa Michael Burry: la maggioranza dei titoli dell’S&P 500 è già in calo. L’indice stava in piedi grazie a pochi giganti. Se vacillano anche loro, l’ETF non ha più reti di protezione.

Cosa guardare nei prossimi giorni. I conti di Netflix, Tesla e Meta, prima di tutto. Poi il petrolio e i rendimenti dei Treasury, i veri motori della vendita. Infine i segnali sul debito dei «neocloud» dell’AI, come CoreWeave e SoftBank.

Un dato deludente da una big tech può riaccendere le vendite sui chip in poche ore. Dopo otto sedute di cali, un rimbalzo dell’1% nei future non chiude il discorso. Questa settimana la prudenza vale più di qualsiasi rimbalzo.

FontiBloombergYahoo FinanceYahoo FinanceCNBCYahoo Finance (Reuters)

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Scritto da

Alessio Ippolito
Chief executive

Imprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*. Direttore responsabile in carica della nota testata giornalistica a tema Crypto, Criptovaluta.it®, da Marzo 2023 direttore responsabile anche di Tradingonline.com®. È autore della omonima newsletter*. I suoi libri sono su Amazon Store e Google Books. Alessio Ippolito è apprezzato anche come investitore privato: è Popular Investor Champion riconosciuto su eToro.

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