IMAX ai massimi storici con l’«Odissea» di Nolan: un solo film muove il titolo
Il colossal di Christopher Nolan spinge IMAX al record di sempre a Wall Street. Ma quando un titolo dipende da un unico blockbuster, il rischio è tutto lì.
Foto: Tima Miroshnichenko / Pexels
Se nelle ultime settimane avete provato a comprare un biglietto IMAX per The Odyssey di Christopher Nolan, probabilmente lo avete trovato esaurito da giorni. Quella stessa fame di sale premium ha spinto lunedì il titolo IMAX al massimo storico: le azioni sono salite di circa il 4,9% oltre i 50 dollari, toccando un record intraday di 50,72 dollari. Da quando il film è uscito negli Stati Uniti il 17 luglio, l’azione ha guadagnato oltre il 30%.
I numeri dietro il rally sono impressionanti. La società ha comunicato che luglio è stato il mese con i maggiori incassi nella sua storia lunga 50 anni, con 257 milioni di dollari di box office globale, di cui 221 milioni solo da The Odyssey: il precedente record mensile è stato battuto del 47%. Il film ha superato i 700 milioni di dollari a livello mondiale in 12 giorni, diventando il quarto maggiore incasso dell’anno, ed è il secondo titolo più rapido di sempre a raggiungere i 100 milioni sui soli schermi IMAX, dietro solo ad Avengers: Endgame.
Ecco però il punto che conta per chi investe: IMAX non è uno studio cinematografico, non produce i film e non ne possiede i diritti. È un’azienda di tecnologia e formato, che incassa una fetta dei biglietti premium e affitta i suoi sistemi alle catene di sale. Significa che i suoi conti dipendono dal calendario delle grandi uscite più che da un singolo prodotto proprietario. Quando arriva un evento come The Odyssey — il primo film girato interamente con cineprese IMAX — la macchina si accende; l’amministratore delegato Rich Gelfond ha parlato di un vero e proprio «volano», stimando che la pellicola stia incassando quasi il doppio di Oppenheimer del 2023.
C’è anche una coda di potenziale crescita: gli incassi di The Odyssey non sono ancora entrati nei conti trimestrali, e il film deve ancora uscire in mercati enormi come Cina, Corea del Sud e Giappone, previsti tra agosto e settembre. Nel secondo trimestre, intanto, i ricavi sono cresciuti del 12% a 103 milioni di dollari, sopra i 94 milioni attesi dagli analisti. La domanda vera, dunque, non è se il picco arriverà, ma quanto durerà.
E qui scatta la cautela. Un titolo che vola sulle spalle di un solo film è per definizione fragile: la stessa dipendenza da un unico catalizzatore, in negativo, ha punito di recente Novo Nordisk quando un singolo farmaco ha deluso. Dopo un +30% in poche settimane, gran parte dell’entusiasmo è già nel prezzo, e il box office è per natura ciclico: al prossimo trimestre senza un blockbuster comparabile, il confronto anno su anno rischia di farsi improvvisamente severo. Come per il rimbalzo del titolo Starbucks, dove il prezzo resta caro, il rischio non è la storia in sé, ma quanto già si paga per crederci.
Cosa guardare adesso: il palinsesto delle uscite IMAX dei prossimi mesi e la tenuta degli incassi internazionali di The Odyssey in Asia. È lì, non nell’euforia di oggi, che si capirà se il «volano» continua a girare o se il record di lunedì resterà il punto più alto.
