Finanza Personale
Come cambiano i bonus e l’assegno unico dopo l’esclusione dei Titoli di Stato dall’Isee
Con la completa esclusione dei Titoli di Stato dall’Isee i bonus e l’assegno unico cambiano volto. Ecco cosa accade d’ora in poi.
L’esclusione dei Titoli di Stato, dei buoni postali e dei libretti di risparmio postali fino ad un massimo di 50mila euro dal calcolo dell’Isee avrà un impatto immediato sui bonus e le varie agevolazioni a cui le famiglie hanno diritto ad accedere.
A questo punto, la domanda che si possono porre le famiglie è quanto mai concreta: come si concretizza, ai fini pratici, l’esclusione dei vari investimenti dal calcolo dell’Isee? Volendo sintetizzare al massimo, ai possessori di titoli di Stato si abbassa l’indice, andando ad innalzare, di conseguenza, il valore delle prestazioni che vi sono collegate.
Ma vediamo un po’ cosa accadrà dal prossimo mese per i diretti interessati.
Titoli di Stato esclusi dall’Isee
L’esclusione dei Titoli di Stato e degli altri prodotti di investimento con garanzia statale è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2024. Ma perché la novità diventasse realmente operativa era necessario un decreto attuativo, il quale è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale solo nel corso del mese di febbraio 2025.
Volendo entrare nel dettaglio dal calcolo dell’Isee vengono esclusi:
- Buoni ordinari del Tesoro (BOT);
- CTZ, ossia i Certificati del tesoro zero-coupon;
- Buoni del tesoro poliennali (BTP);
- Certificati di credito del Tesoro (CCT);
- buoni postali fruttiferi;
- libretti di risparmio postale.
Ma quale impatto avrà sulle richieste dei bonus e delle altre agevolazioni l’esclusione di questi prodotti dall’Isee? Alcuni calcoli in questo senso sono stati predisposti da Il Sole 24 Ore, il quale, insieme al Caf Acli, hanno predisposto una serie di simulazioni.
Prendendo in considerazione una famiglia con due figli, un reddito da lavoro dipendente, una casa di proprietà e un patrimonio mobiliare da 79.000 euro e un investimento in titoli di Stato del valore di 25.000 euro, avrebbe una riduzione dell’Isee di 2.000 euro circa: quindi un -8,6%. Nel caso in cui l’investimento nei titoli di Stato raddoppiasse, e arrivasse al tetto massimo di 50.000 euro il risparmio sull’Isee sarebbe di 4.000 euro. Secondo altri calcoli – che stanno circolando in questo momento sul web ma privi di una fonte autorevole – un nucleo familiare con 25.000 euro investiti in Titoli di Stato, potrebbe registrare una diminuzione del 17% dell’Isee.
Se da un lato le famiglie ci guadagnano, dall’altro questa operazione costituisce un costo per le casse dello Stato: si prevede un incremento medio dello 0,23% dei costi annui per l’Erario, pari a 44 milioni di euro che sono già stati coperti con la precedente Legge di Bilancio.
Solo per avere un’idea dei potenziali beneficiari della misura, secondo i dati Inps nel 2023 il 28% degli Isee che erano stati elaborati contenevano al loro interno dei Titoli di Stato o dei prodotti postali garantiti.
Attestazione Isee già rilasciata: come fare
Come si devono muovere le famiglie alle quali sia già stata rilasciata un’attestazione Isee: il documento continuerà a rimanere valido per accedere alle prestazioni sociali agevolate fino alla sua naturale scadenza.
I diretti interessati avranno, ad ogni modo, la possibilità di richiedere una nuova attestazione calcolata secondo le nuove regole. È bene, però, ricordare che se la richiesta dovesse essere effettuata attraverso i Caf è necessario preventivare una spesa di 25 euro.
Il nuovo regolamento relativo all’Isee entra in vigore proprio nel momento in cui uno dei più recenti Titoli di Stato ha avuto un enorme successo: il Btp Più, che ha visto una raccolta per 5,6 miliardi di euro a fronte di 160.734 contratti sottoscritti.
È bene ricordare, però, che questo prodotto di investimento non beneficia ancora dell’esclusione dal calcolo dell’Isee: le attestazioni del 2025 si riferiscono al patrimonio del 2023, perché questo ci entri è necessario attendere ancora un po’ di tempo. Almeno fino al 2027 non verrà recepito.