Finanza Personale
Rottamazione quinquies, avrebbe ancora senso nel 2025? I dati parlano chiaro
La rottamazione quinquies ha qualche ragione d’esistere contemporaneamente alla quater? Le sanatorie hanno, da sempre, un impatto negativo sulle entrate tributarie.

C’è ancora spazio per introdurre la rottamazione quinquies? La domanda diventa lecita, dopo le varie prese di posizione che si sono susseguite nel corso del tempo. Uno dei cavalli di battaglia della Lega è la pace fiscale, ritenuta uno strumento prioritario per dare una mano a 20 milioni di italiani che sono in difficoltà, ma che hanno sempre agito in buona fede.
Nel corso degli ultimi anni, in Italia, sono state diverse le sanatorie delle cartelle esattoriali. Ma a questo punto avrebbe ancora senso una rottamazione quinquies, mentre è ancora operativa la quarta? È il momento giusto per riaprire le porte a chi – in buona o cattiva fede poco importa in questo momento – abbia maturato dei debiti con il fisco?
Rottamazione quinquies, come funzionerebbe
La rottamazione quinquies è una proposta di legge che la Lega ha presentato alla fine del 2024. Benché promossa da un partito di governo si è deciso di non inserirla nell’ultima Legge di Bilancio. La misura – che al momento continua a rimanere una semplice proposta – permetterebbe di estendere il periodo sanabile alle cartelle esattoriali che sono state notificate fino al 31 dicembre 2024. Non andrebbe a sovrapporsi alla quater, perché quest’ultima si applica esclusivamente alle cartelle fino a giugno 2022.
Grazie alla quarter le pendenze fiscali si devono pagare in cinque anni con delle rate trimestrali. La rottamazione quinquies – siamo solo nel campo delle ipotesi, essendo solo una proposta – permetterebbe di rateizzare i debiti in 120 rate mensili che vanno pagate nell’arco di 10 anni con importi costanti nel tempo. Non sono previste delle sanzioni o degli interessi.
La rottamazione quinquies andrebbe, inoltre, incontro ai debitori: la decadenza arriverebbe solo e soltanto se le rate non pagate sono 8. Con la quater i problemi sorgono già alla prima rata non onorata.
I dubbi sulla rottamazione quinquies
A mettersi di traverso all’ipotesi della rottamazione quinquies è l’allarme lanciato in questi giorni dall’Upb, ossia l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, che sottolinea come l’attesa di nuovi condoni abbia un impatto negativo sulle entrate.
Valeria De Bonis, consigliere dell’Ufficio parlamentare di bilancio, in audizione alla commissione Finanze del Senato, ha sottolineato come ripetute misure di definizione agevolata e annullamento dei debiti pregressi alimentano nei contribuenti l’aspettativa che possano arrivare degli ulteriori condoni. Queste attese hanno delle ripercussioni negative sui versamenti che gli stessi effettuano per adeguarsi spontaneamente, sulla riscossione ordinaria e su quella coattiva.
Secondo la De Bonis, quindi, la rottamazione quinquies e le misure in questo senso dovrebbero essere sviluppate di pari passo con il miglioramento dell’efficienza dei meccanismi di riscossione coattiva e di quelli che portano agli adeguamenti spontanei.
Volendo sintetizzare al massimo, la rottamazione quinquies dovrebbe arrivare solo dopo che siano stati resi efficienti i mezzi attraverso i quali l’Agenzia delle Entrate obbliga i contribuenti a mettersi in regola. Secondo la De Bonis, tra l’altro, i vari interventi che sono stati introdotti nel corso degli ultimi anni non avrebbero contribuito in maniera rilevante a smaltire i crediti da riscuotere.
Nel 2022, ultimo anno per cui sono disponibili i dati dell’Ocse sul funzionamento delle amministrazioni finanziarie, l’Italia risultava il paese che dopo la Grecia registrava il valore più elevato dell’incidenza dello stock dei debiti non riscossi a fine anno sul totale delle entrate (181%) e quello con il più basso rapporto tra debiti non riscossi esigibili e il totale dei debiti non riscossi (circa il 5%) – spiega la De Bonis -.
Si tratta di risultati che dipendono anche dal diverso approccio, più o meno sistematico, seguito nei singoli paesi in relazione al discarico dei crediti pregressi ritenuti non più esigibili. Il carico contabile residuo, ovvero al netto delle somme riscosse (178 miliardi) e di quelle oggetto di sgravio e annullamento (419,5 miliardi), ammonta a 1.267,6 miliardi (+32,8% rispetto al 2019).
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