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CROLLO dei mercati USA dopo dazi di Donald Trump. 5 SETTORI da evitare sul breve

Danni importanti su tutti gli indici americani. 5 idee da evitare per il breve e medio periodo.

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DANNI BORSE PROTEZIONE

È il giorno del redde rationem sui mercati finanziari, in particolare quelli americani. Tutti gli indici in profondo rosso dopo l’annuncio dei dazi di ieri, un annuncio che ha colto di sorpresa i mercati sia per quantità sia per estensione dei dazi. Dazi che colpiranno tra le altre cose con cifre che renderanno di fatto impossibile l’export paesi come il Vietnam, dove si erano concentrate ad esempio le produzioni di Nike – che è tra le peggiori di oggi.

Male anche Apple, che assembla i suoi smartphone e i suoi computer in paesi colpiti comunque da dazi molto duri (Cina, ma anche India), male in generale tutto il settore delle marche intermedie dell’abbigliamento. Una reazione negativa importante, ma che forse davanti ai più grandi dazi mai imposti nella storia – fatti salvi alcuni periodi di guerra e su categorie specifiche – che poteva essere peggio. Proteggersi è difficile, soprattutto perché nei prossimi giorni, nonostante la Casa Bianca abbia negato, ci saranno probabilmente trattative e passi indietro, soprattutto da parte dei paesi più colpiti.

Disastro per i settori che puntano tutto sull’offshoring

È un autentico disastro per società come Nike, Ralph Lauren, ma anche Gap – tanto per citare tre dei brand più famosi di abbigliamento con outsourcing in Vietnam e in altri paesi colpiti dai dazi in modo più elevato. Male anche il grosso del settore tech (vedi Apple, Nvidia), ma anche quelle società che in realtà producono poco o nulla di fisico (vedi Meta di Facebook). Una situazione peggiore di come se la aspettavano in molti e che per gli inguaribili ottimisti però è uno scarico prima del ritorno verso un nuovo equilibrio.

  • Yen

Benché se ne sia parlato poco, complice una debolezza del dollaro che ha nascosto per ora il problema sotto il tappeto, Trump ha affermato chiaramente di ritenere pratiche anti-concorrenziali – e da punire – le manipolazioni della valuta. Cosa che avviene (lo credeva anche la precedente amministrazione, quella di Biden) con una certa regolarità dalle parti di Bank of Japan. Come sarà recepita la minaccia, neanche troppo velata? Una patata bollente da parte di un’economia che ormai si basa quasi tutta su decisioni di equilibrismo della banca centrale, che ora si fanno molto più complicate.

  • Le aziende dai dazi inevitabili

Si dovrà correre via, almeno per il momento, o comunque rivalutare un’esposizione di periodo lungo o anche medio, per tutte quelle aziende che anche per volumi avrebbero enormi difficoltà a fare onshoring in tempi brevi. Non solo Apple, ma anche Microsoft (con le sue console e con l’hardware), Dell e compagnia. È inconcepibile pensare per adesso che abbiano dei piani di breve. E con ogni probabilità pagheranno di tasca propria parte dei dazi che sui loro prodotti sono imposti, perché assemblati o realizzati nei paesi sottoposti alle nuove misure.

  • Difesa

Rimane uno dei pochi settori che dovrebbe in qualche modo resistere al nuovo contesto. Quello europeo, complice anche una almeno dichiarata corsa al riarmo in UE. Difficile valutare la situazione dell’industria delle armi e della difesa negli USA, mentre Trump ha più volte lasciato intendere una volontà di disimpegno progressivo sullo scenario internazionale.

  • Abbigliamento e fast fashion

Sono in guai molto grossi. Le produzioni, essendo il grosso da terzisti, possono essere spostate con maggiore facilità. Di paesi però che hanno dazi bassi e che producono questo tipo di merce abbiamo soltanto la Turchia e pochi altri, che non potranno in alcun modo assorbire l’enorme quantità di capi che si producono in Cina, Vietnam e India.

  • Cina e Vietnam

La prima potrebbe avere più risorse, ma la stretta dell’amministrazione Trump è evidente. Ieri sono arrivate importanti limitazioni anche a aziende come Temu – che potrebbero impattare almeno in parte sull’economia cinese o comunque sulle aziende che operano da quel paese. Il Vietnam ne è uscito malconcio, avendo una parte importante della sua economia che vive di produzioni per i grandi marchi americani.

Analista economico dal 2009. Collabora con TradingOnline.com offrendo analisi su Forex, Macroeconomia e Azioni, con un occhio vigile sui mercati emergenti come Turchia, Brasile, Indonesia e Cina. Gianluca Grossi è anche caporedattore per la nota testata giornalistica Criptovaluta.it, quotidiano dedicato al mondo Crypto e Bitcoin ed è anche analista per Criptovaluta.it® Magazine, il settimanale della medesima organizzazione. Segue da vicino il mercato ETF, in particolare sulla piazza di New York.

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