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La Fed alza i tassi e lascia la porta aperta ad altri rialzi
L’annuncio riguardante i tassi di interesse della Federal Reserve si prospettava l’evento macroeconomico più importante della settimana. Può darsi che la crisi bancaria negli Stati Uniti abbia ottenuto la precedenza, ma le parole di Powell sono state parzialmente una sorpresa per i mercati. Gli analisti si aspettavano un altro rialzo di 25 punti base nei tassi centrali, cosa che effettivamente è avvenuta, ma si aspettavano anche un chiaro segnale da parte della Fed riguardo alla possibilità che questo sia l’ultimo scatto necessario prima di mantenere fissi i tassi.
Nella conferenza stampa che ha seguito l’annuncio sui tassi, Jerome Powell non ha invece escluso che possano essere necessari altri aumenti del costo del denaro per rendere più incisiva la lotta all’inflazione. Stando alle parole del Governatore della Fed, la banca centrale continuerà a osservare l’andamento dell’economia e interverrà sui tassi nuovamente se lo riterrà necessario per abbassare la pressione sui prezzi. Sembra dunque che il quarto fallimento bancario in meno di due mesi, cioè quello di First Republic Bank, non abbia cambiato l’atteggiamento della Federal Reserve riguardo ai tassi.
La Fed mette in guardia sul credito
Le dichiarazioni di apertura di Powell hanno riguardato in gran parte il tema del mercato del credito, con la Fed che mette in guardia imprese e risparmiatori circa un possibile calo di erogazione di mutui e prestiti. Il Governatore ha sottolineato che accedere al credito era già diventato più difficile prima degli eventi di marzo, per semplice effetto dei tassi di interesse in aumento; ora invece si parla della possibilità che questo effetto peggiori per via dei quattro fallimenti bancari avvenuti in meno di 60 giorni, che renderanno gli altri istituti di credito più prudenti riguardo alla concessione di finanziamenti.
Fallimenti bancari che, per altro, potrebbero non essere finiti: dopo il crollo di First Republic Bank, ora anche Pacwest e U.S. Bancorp, insieme a tante altre banche regionali, si trovano in gravi difficoltà. La Federal Reserve ha stavolta evidenziato che le prossime decisioni sui tassi di interesse terranno in considerazione anche le possibili ripercussioni sul comparto bancario, dopo aver ammesso nelle settimane scorse che gli stress test a cui le banche sono state soggette negli ultimi anni non avevano tenuto in considerazione uno scenario di tassi in rialzo. Non bisogna dimenticare che in un anno i tassi sono aumentati di 500 punti base, il rialzo più veloce nella storia della Fed.
Porta aperta ad altri rialzi dei tassi
La prima domanda posta a Jerome Powell dopo il suo intervento ha riguardato l’eventualità che i tassi possano non crescere oltre lo scatto di oggi. La risposta del Governatore ha sorpreso i mercati, dal momento che ha lasciato pensare esattamente al contrario. Powell ha ribadito che decisioni su un eventuale stop ai rialzi dei tassi non sono state prese nel corso dell’ultima riunione. Ha anche aggiunto che secondo diversi membri del consiglio della Federal Reserve ritengono bisognerà intervenire ancora prima di poter assicurare un tasso di inflazione in calo e diretto verso il target del 2%.
Il Governatore è stato molto chiaro nel dire che per la Fed rimane prioritaria la missione di ridurre il tasso di inflazione. Ha anche rimarcato che questo obiettivo richiederà un rallentamento del mercato del lavoro e che lo staff della Fed, nelle sue previsioni per il 2023, ha indicato come scenario più probabile una lieve recessione per l’economia americana. Bisognerà ora attendere la riunione di giugno per scoprire se davvero la fine dei rialzi dei tassi sia vicina, ma indubbiamente Powell e i suoi prenderanno la decisione in base ai dati che arriveranno dall’economia nel corso delle prossime settimane.