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Yara inaugura in Norvegia il più grande impianto d’Europa per la produzione di idrogeno verde

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Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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Yara International, impresa norvegese tra le più grandi al mondo nella produzione di fertilizzanti, ha aperto il suo stabilimento per la produzione di idrogeno verde nella città norvegese di Herøya. Non si tratta di un impianto qualunque ma del più grande d’Europa, con una capacità di 24 MW nei suoi elettrolizzatori. Il nuovo centro per la produzione di idrogeno verde sorge al lato degli impianti già in funzione, che diventeranno così più sostenibili: secondo quanto calcolato da Yara, grazie agli elettrolizzatori si risparmieranno 41.000 tonnellate di emissioni di CO2 ogni anno.

La produzione di fertilizzanti è una delle filiere che richiedono la maggior quantità di idrogeno in assoluto, ma la quasi totalità di questo idrogeno proviene ancora oggi dalla raffinazione del gas naturale. L’idrogeno “blu” o “grigio” ottenuto dal gas naturale è prodotto con un processo che libera grandi quantità di CO2 nell’atmosfera, rendendo i fertilizzanti uno dei materiali più impattanti sull’ambiente all’interno della filiera alimentare. Passare all’idrogeno verde è una soluzione efficace per la sostenibilità del settore, ma fino a questo momento i costi di produzione sono stati così alti da lasciare il mercato in mano all’idrogeno verde e grigio.

presentazione della notizia su Yara che inaugura il più grande impianto europeo per produrre idrogeno verde
La produzione di ammoniaca verde porta $1,9 miliardi di fatturato a Yara ogni anno

Un passo avanti ma non definitivo

Yara si è detta molto soddisfatta dei risultati ottenuti e del fatto di avere fatto da pioniere nel mondo della produzione di fertilizzanti sostenibili in Europa. La società ha già iniziato a consegnare le prime partite di fertilizzanti prodotti con idrogeno verde ai clienti, che hanno prenotato la produzione in anticipo con contratti di lungo termine. Detto questo, il management della società ha già fatto sapere che questa non soluzione non sarà definitiva. Anche se l’idrogeno verde sembra essere la direzione giusta nel lungo termine, in questo momento non è abbastanza sostenibile dal punto di vista economico. Per questo Yara ritiene che la cattura diretta della CO2 rimarrà la scelta migliore per abbattere le emissioni di CO2 nel breve e medio termine.

Secondo le previsioni di Yara, catturare direttamente le emissioni di CO2 dei suoi impianti in Norvegia aiuterebbe a prevenire 800.000 tonnellate di gas serra nell’atmosfera ogni anno, contro le poco più di 40.000 tonnellate risparmiate con la costruzione del più grande impianto per la produzione di idrogeno verde in Europa. Il confronto appare piuttosto netto, soprattutto considerando che la cattura diretta della CO2 può essere implementata in pochi mesi e che invece servirebbero diversi anni per ottenere lo stesso risultato puntando esclusivamente sull’idrogeno verde.

La produzione di fertilizzante rappresenta poco più del 10% delle emissioni di CO2 della filiera agricola

Un segno della situazione attuale in Europa

Fino all’apertura dell’impianto di Yara, il titolo per il più grande impianto per la produzione di idrogeno verde in Europa era condiviso tra l’impianto Iberdrola di Puertollano in Spagna, quello di Ovako in Svezia e il P2X in Finlandia. Tutti e tre hanno una capacità di 20 MW. Attualmente l’impianto più grande al mondo si trova in Cina e ha una capacità di produzione di 260 MW, mentre in Arabia Saudita se ne sta costruendo uno che avrà una capacità da oltre 2.000 MW e che sarà alimentato da oltre 3 GW di energia pulita. Questi sono dati che mostrano come la rincorsa europea nelle tecnologie emergenti sia molto in ritardo: lo dimostrano anche i costi e le performance di altri prodotti come i pannelli solari e le batterie al litio, paragonati con ciò che Cina e Stati Uniti sono in grado di offrire. Con l’impianto di Yara, l’UE fa un passo avanti ma rimane molto indietro.

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