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Il “re dei bond” preferisce le obbligazioni europee a quelle USA: opportunità in vista

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Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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Il co-fondatore di Pimco, Bill Gross, ritiene che sia arrivato il momento di alleggerire le posizioni sulle obbligazioni statunitensi e preferire quelle europee. Secondo il miliardario di Wall Street noto come The bonds king (“il re dei bond”), il calo delle quotazioni del debito europeo dopo le ultime elezioni offre un’opportunità interessante. Non soltanto ritiene che questo sia un buon momento per puntare sulle obbligazioni europee rispetto ad altre obbligazioni, ma ritiene persino che in questo momento potrebbe essere un’idea migliore rispetto ai mercati azionari. Le sue previsioni sono state formulate e spiegate di fronte ai microfoni di Bloomberg, in un’intervista sulla televisione dell’emittente newyorkese.

Gross è un investitore noto per la sua predilezione per gli investimenti a basso rischio e che producono cash flow generosi. In questo momento le azioni più rappresentate nel suo portafoglio sono Energy Transfer, Western Midstream Partners e MPLX, tutte aziende che operano in settori altamente tradizionali e che pagano dividendi tra il 6% e il 9%. L’unica azione tech nel suo portafoglio è Microsoft, con una posizione comunque relativamente contenuta.

presentazione della notizia su Bill Gross che preferisce debito UE a debito USA
Dopo aver fondato PIMCO, Bill Gross ha gestito il Total Return Fund: uno dei migliori fondi obbligazionari di sempre per AUM e performance

Momento di opportunità per i bond europei

Gross ha sorpreso quando ha detto di preferire il debito pubblico europeo rispetto a quello statunitense. Non soltanto in questo momento i bond americani rendono di più, ma per via della centralità degli USA nel sistema finanziario globale sono considerati estremamente sicuri. Anche se l’anno scorso Moody’s ha tagliato il rating dei Treasuries, è difficile dire che i bond europei siano realmente meno rischiosi. La situazione non è diversa da quella che ha portato al taglio dell’outlook sul debito francese appena una settimana fa, prima ancora che il paese sprofondasse in una crisi politica con le dimissioni di Macron e meno di un mese per preparare delle nuove elezioni presidenziali.

Di fronte a questa situazione è difficile comprendere perché Gross preferisca il debito europeo, una questione su cui non ha voluto approfondire. Ha però indicato tre paesi che ritiene particolarmente attraenti: Francia, Germania e Italia, in tutti e tre i casi consigliando di acquistare obbligazioni decennali. Con la Banca Centrale Europea che sta affrontando un programma serrato di tagli ai tassi, probabilmente la sua previsione è che i bond comprati oggi ai tassi attuali possano apprezzarsi in modo significativo mano a mano che i tassi centrali continueranno a scendere.

Subito dopo le elezioni europee, il rendimento dei bond francesi è balzato verso l’alto

Gross scettico sui mercati azionari

Nuovamente a sorpresa, Bill Gross sembra non essere entusiasta delle prospettive del mercato azionario statunitense in questo momento. Secondo il leggendario investitore di Wall Street, la valutazione attuale dello S&P500 -circa 21 volte gli utili previsti dalle aziende nel 2024- è troppo alta rispetto alla media storica ed è inflazionata da attese eccessivamente ottimiste riguardo alla crescita dei bilanci dovuta al traino dell’intelligenza artificiale. Continua però a vedere opportunità in settori come il trasporto di gas naturale e la costruzione di infrastrutture, dove le valutazioni sono decisamente più basse e i dividendi assicurano buoni flussi di cassa per gli azionisti. Inoltre non è spaventato dagli investimenti sulle banche regionali statunitensi, che a suo modo di vedere hanno valutazioni troppo basse e legate a un’eccessiva paura che la storia di Silicon Valley Bank possa ripetersi.

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