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Primi sondaggi in Francia: Le Pen avrebbe la maggioranza ma non potrebbe governare da sola

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Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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Dopo che Macron ha annunciato le dimissioni da Primo Ministro, in seguito alla pesante sconfitta elettorale delle elezioni europee, ora gli occhi sono puntati sulla breve ma intensa campagna elettorale che precederà le prossime elezioni. I francesi saranno chiamati al voto il 30 giugno per il primo turno e il 7 luglio per il secondo turno: meno di un mese di campagna elettorale, con le Olimpiadi in arrivo che mantengono l’apparato amministrativo statale impegnato anche su altri fronti. I sondaggisti non hanno perso tempo e i primi risultati sembrano indicare che la presidenza passerà a Marine Le Pen, ma non in un modo così netto da permetterle di governare da sola. Dai risultati di queste elezioni non dipenderanno solo le scelte economiche di uno dei più grandi partner commerciali dell’Italia, ma anche gli equilibri di potere a livello europeo.

In base ai risultati della prima giornata di sondaggi, Marine Le Pen dovrebbe riuscire a conquistare 235-265 seggi del Parlamento, potenzialmente triplicando gli 88 seggi che il suo partito Rassemblement National conta attualmente. Macron in questo momento sta governando con 250 seggi, per cui la base di appoggio del prossimo governo dovrebbe essere grossomodo identica a quella attuale. In entrambi i casi, però, non ci sono i numeri per poter governare da soli. A qualunque partito vinca le elezioni, servirebbero 289 seggi per poter passare autonomamente le proposte senza bisogno di dialoghi con l’opposizione.

presentazione della notizia su primi sondaggi elettorali in Francia
Il partito di Macron ha preso meno della metà dei voti di quello di Marine Le Pen nelle elezioni europee

Un’alleanza resta necessaria

Marine Le Pen avrà quasi certamente bisogno di trovare delle alleanze con altri partiti politici, altrimenti rischia di non avere la maggioranza in Parlamento. La differenza tra il suo partito e quello di Macron è che, per un partito più centrista, è decisamente più facile avvicinarsi a degli alleati politici. Nel caso del Rassemblement National, c’è spazio per trovare voti soltanto nel ramo destro del Parlamento. La proiezione è che il partito di Macron passerà a controllare 125-155 seggi, con la sinistra che occuperebbe altri 115-145 seggi. Esiste la seria possibilità che il paese entri in una situazione di ingovernabilità, con nessun partito sufficientemente grande da poter governare da solo e coalizioni che sembrano impossibili da formare.

L’alternativa, per Marine Le Pen, è tentare di provare ad aumentare il suo consenso pubblico nel corso delle prossime settimane. Una sfida a cui Le Pen certamente non si tirerà indietro, sapendo che questo potrebbe essere il suo momento per arrivare alla presidenza. Di fronte alla pubblicazione dei primi sondaggi, sia le azioni che le obbligazioni francesi hanno visto le quotazioni precipitare in Borsa. Più che una vittoria dell’estrema destra, i mercati penalizzano la possibilità che il paese non riesca a passare delle riforme di cui avrebbe disperatamente bisogno.

foto di Marine Le Pen
Le Pen e Meloni valutano da tempo un’alleanza di estrema destra nel Parlamento Europeo

Cosa significa un governo Le Pen per l’economia

Marine Le Pen ha più volte espresso le proprie idee in materia economica. Si oppone sia al liberalismo che all’autarchismo, essendo favorevole ai dazi per incontrare nel protezionismo una via di mezzo tra i due estremi. È nota per aver criticato più volte il trattato di Maastricht, l’idea di una valuta unica europea e la globalizzazione. Ha sempre spalleggiato le lotte dei lavoratori e le rivolte che ci sono state nel corso degli anni in Francia, dichiarandosi contraria alla privatizzazione delle imprese pubbliche francesi. Dunque una destra molto diversa da quella di Milei e per molti versi diversa anche da quella di Trump sul fronte economico, con un programma meno liberale e che prevede una tassazione nettamente più alta per le fasce di reddito più elevate.

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