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RBA lascia i tassi invariati, AUD in rosso contro USD e EUR

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Written by Gianluca Grossi
Attivo come analista economico dal 2009, collaboro con TradingOnline.com dove fornisco approfondimenti sul Forex, sulla macroeconomia e sul mercato azionario, prestando particolare attenzione alle economie in ascesa quali quelle di Turchia, Brasile, Indonesia e Cina. Ricopro inoltre il ruolo di caporedattore per il rinomato giornale online Criptovaluta.it, una risorsa chiave per chi è interessato al settore delle criptovalute e del Bitcoin. Il mio interesse si estende al mercato degli ETF, soprattutto quelli negoziati a New York, mantenendo sempre un'attenta osservazione sulle dinamiche di mercato.
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Come previsto, anche in Australia è arrivato lo stop ai rialzi dei tassi di interesse di riferimento. La Reserve Bank of Australia ha infatti annunciato una pausa per un percorso di rialzi partito quasi in parallelo con quello di Federal Reserve e di ECB. Uno stop che è stato motivato in maniera simile, per non dire identica, a quanto aveva fatto qualche settimana fa Jerome Powell a Washington. Il primo dato importante è che, stando alle dichiarazioni della banca centrale australiana, si tratta di uno stop che potrebbe trasformarsi in picco.

Potrebbero non esserci ulteriori rialzi – per l’ennesima banca centrale che date le condizioni macro dovrebbe continuare a navigare a vista, tenendo conto tanto dell’inflazione, quanto di preoccupazioni che arrivano dall’economia cinese e che potrebbero presto trasformarsi in preoccupazioni per l’economia globale. Preoccupazioni che potrebbero presto trasformarsi nella necessità di politiche economiche più accomodanti. E se l’inflazione dovesse metterci di più a tornare su livelli vicini al target del 2%, pazienza.

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Come previsto, nessun rialzo

RBA: la situazione è quella che è. E per ora pausa

La decisione di RBA non deve aver stupito nessuno, tanto meno i nostri elettori, che avevamo avvisato a tempo debito. La Reserve Bank of Australia – nome in codice RBA – è più preoccupata dalla possibilità che si rompa qualcosa nell’economia, sempre parafrasando Jerome Powell, che dall’inflazione che potrebbe diventare embedded, ovvero organica. Dopo la decisione della Banca centrale d’Israele in tal senso arriva dunque anche quella di Sydney, in attesa poi di quella della Banca Centrale Canadese che dovrebbe essere dello stesso segno.

Se il dato è poco interessante, lo sono però le dichiarazioni della stessa banca centrale, che in concomitanza allo stop ha comunicato alla stampa il suo punto di vista sull’attuale congiuntura economica – e sulle misure di politica monetaria che sarà necessario valutare da qui in avanti.

  • Incertezza

È il leitmotiv di questa tornata di decisioni di politica monetaria. RBA ritiene incerto tutto o quasi: i consumi privati futuri, la crescita dell’economia per i prossimi mesi, i prezzi dei servizi e dunque l’inflazione relativa a questo comparto dell’economia. La vera fonte di preoccupazione è tuttavia quella legata all’economia cinese, con la quale l’Australia intrattiene rapporti importanti per qualità e quantità.

  • Inflazione ancora troppo alta, ma…

L’inflazione è certamente troppo alta, dicono da RBA. E lo rimarrà ancora per qualche tempo – con nessuno che ora si azzarda a fare previsioni. E la lontananza dal target del 2% racconta quanto è ovvio: le banche centrali di tutto il mondo si riservano di decidere più avanti se saranno necessari ulteriori rialzi ai tassi.

  • Lag

L’altro aspetto, che in realtà è più caro a Washington che a Sydney, è che i rialzi, rapidi e importanti, dei tassi, potrebbero avere ancora bisogno di tempo prima di trasmettersi all’economia reale. Il ritardo però non è quantificabile – e questo aggiunge carburante all’incertezza di cui sopra.

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L’Australia è preoccupata per l’economia cinese

AUD in perdita contro USD e EUR

La decisione di RBA, per quanto scontata, ha già prodotto degli effetti sul valore del Dollaro Australiano sulle piazze internazionali. Nel momento in cui diamo alle stampe questa notizia, AUD perde più dell’1% nei confronti del dollaro USA e poco meno nei confronti dell’Euro, nonostante per entrambe queste economie di riferimento potrebbe arrivare, a stretto giro di posta, una pausa analoga a quella ordinata da Sydney.

Segno di uno stato di agitazione – che qualcuno chiamerebbe irrazionalità – dei mercati che è lungi dall’essere superato. E che continuerà ad informare i movimenti sul Forex e anche sugli altri mercati.

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