FOMC: Jerome Powell proverà a ipnotizzare i mercati

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Written by Gianluca Grossi
Attivo come analista economico dal 2009, collaboro con TradingOnline.com dove fornisco approfondimenti sul Forex, sulla macroeconomia e sul mercato azionario, prestando particolare attenzione alle economie in ascesa quali quelle di Turchia, Brasile, Indonesia e Cina. Ricopro inoltre il ruolo di caporedattore per il rinomato giornale online Criptovaluta.it, una risorsa chiave per chi è interessato al settore delle criptovalute e del Bitcoin. Il mio interesse si estende al mercato degli ETF, soprattutto quelli negoziati a New York, mantenendo sempre un'attenta osservazione sulle dinamiche di mercato.
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Dopo i dati incoraggianti che arrivano da Londra – con l’inflazione in controtendenza rispetto alle aspettative – la palla ora passa a Washington, dove alle 20:30 di mercoledì 20 settembre è attesa la conferenza stampa di Jerome Powell, governatore di Fed. Conferenza stampa che, come per la precedente tornata del FOMC, è più attesa della decisione stessa sui tassi, che appare più che scontata. Non dovrebbero esserci rialzi – con il governatore della più potente delle banche centrali su scala mondiale che segnalerà una pausa.

I tassi rimarranno comunque i più alti da 22 anni a questa parte – e gli sguardi dei mercati si concentreranno sulle parole, sul linguaggio del corpo e anche sui dico e non dico di quello che sarà, almeno per stasera, l’uomo più potente del pianeta. Le indicazioni che i mercati attendono riguardano infatti i prossimi passi di Federal Reserve – e la possibilità che ci siano altri rialzi entro fine anno. A giocare un ruolo fondamentale, inoltre, saranno i dot plot, i grafici che Federal Reserve diffonde sulle proiezioni dei membri che votano durante il FOMC.

Il mondo guarda in direzione di Washington

Non ci si attendono sorprese: mercati già in stato di agitazione

Benché non ci si attendano delle sorprese, i mercati hanno già vissuto una giornata di alta tensione durante la sessione di martedì 19 settembre, alta tensione che è stata innescata principalmente dalle preoccupazioni sul greggio e dalla possibilità che i prezzi alti al barile finiscano per rendere l’inflazione più persistente. Preoccupazioni certamente legittime, che però forse poco interesseranno Jerome Powell.

Il governatore di Federal Reserve ha infatti più volte ricordato ai mercati e ai giornalisti che ad interessarlo è l’inflazione core, quella che esclude i prezzi dei generi alimentari e dell’energia – sui quali anche le politiche monetarie restrittive di Fed possono avere poco effetto. Le preoccupazioni dei mercati – in breve – sono sembrate eccessive nella sessione di martedì – e probabilmente verranno corrette una volta che si saranno placate le ansie sul discorso di Powell.

Fed FOMC decisione
La conferenza di Jerome Powell potrebbe agitare i mercati

Cosa dirà Powell?

In realtà di spazio per le sorprese non ce n’è molto. Powell – pur detenendo un potere importante – deve manovrare all’interno di uno spazio piuttosto stretto. In primo luogo l’inflazione è ancora lungi dall’essere sconfitta e non è detto che pur permanendo i tassi sui livelli attuali si riuscirà a riportarla agilmente al 2%. In secondo luogo crescono, per quanto indirette, anche le pressioni politiche, che potrebbero nei fatti rendere molto meno percorribili atteggiamenti apertamente hawkish.

Ci aspettiamo che Powell giochi sugli equilibri, ricordando che la lotta all’inflazione non è ancora terminata, che ci sarà ancora tanto da fare, che FOMC deciderà dato per dato e riunione per riunione. Ripeterà anche, con ogni probabilità, più volte il concetto di pausa, per far capire ai mercati che lo stop ha tutta l’aria di essere momentaneo.

Si parlerà anche di soft landing – e di un mercato del lavoro ancora forte – e che di conseguenza potrà sopportare ancora un periodo di lacrime e sangue in termini di politica monetaria.

La più credibile delle banche centrali

Nonostante il presunto abbandono del dollaro da parte dei membri di BRICS – almeno per certe operazioni – abbia trovato ampia copertura sulla stampa, la lezione che i mercati stanno impartendo a tutti è che il dollaro USA è e rimane il dollaro USA e che Federal Reserve mantiene il suo status di banca centrale più credibile del globo.

Questo anche a causa delle costanti ingerenze politiche in Europa ai danni della Banca Centrale Europea, che segnalano come dagli standard di Washington si sia, in questo senso, molto lontani. Una lontananza che in molti ora temono non potrà essere mai colmata.

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