Inflazione USA sopra le attese, ancora 3,5% su base annua: in dubbio le manovre della Fed

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Written by Alessio Ippolito
Attivo nel settore del digitale dal 2008, ricopro il ruolo di CEO e fondatore di ALESSIO IPPOLITO S.R.L. Editore, un'entità che possiede una rete di oltre 70 siti internet, concentrata sul mondo degli investimenti finanziari. Registrato presso l'Ordine dei Giornalisti di Roma dal 22/02/2022. Attualmente, sono il direttore responsabile della rinomata pubblicazione sulle criptovalute, Criptovaluta.it. A marzo 2023, ho assunto inoltre la direzione di TradingOnline.com, espandendo ulteriormente il mio impegno nel giornalismo finanziario.
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Fact checked by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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Il dato più atteso di oggi dal calendario economico era indubbiamente quello sul tasso di inflazione negli Stati Uniti, che si attesta al 3,5% secondo il Bureau of Labour Statistics. L’inflazione rimane dunque uguale a quella del mese scorso, mentre gli analisti si aspettavano di vederla scendere leggermente. Per la verità, però, dopo i dati sul mercato del lavoro c’era già chi aveva capito che sarebbe stato difficile veder scendere la pressione sui prezzi: molti analisti continuano a sottolineare che con un’economia vicina alla piena occupazione e salari in crescita, è molto difficile che il tasso d’inflazione possa ritornare al di sotto del target del 2% come auspicato dalla Federal Reserve.

Il tasso d’inflazione è diventato il tema centrale sui mercati finanziari nel post-pandemia, portando a un’ondata di rialzi dei tassi d’interesse da parte della Fed e delle altre principali banche centrali del mondo. Teoricamente questo trend dovrebbe invertirsi in estate: il consenso degli analisti istituzionali è che la Fed possa iniziare ad abbassare i suoi tassi d’interesse già a giugno. Dopo i dati di oggi, però, sembra essere diventato improbabile che veramente la Federal Reserve possa sentirsi tranquilla ad abbassare i tassi d’interesse senza temere una nuova ondata di rincari. Il costo della vita continua ad accelerare a un ritmo costante e l’economia non dà segni di cedimento, per cui ci si chiede anche se sia davvero necessario optare per un taglio ai tassi in questo momento.

presentazione della notizia su tasso di inflazione USA sopra le attese
Il dato registrato è superiore alle attese per il terzo mese consecutivo

Inflazione al 3,5%, inflazione core al 3,8%

Il tasso d’inflazione misurato dal CPI, quindi dal paniere più completo che si prende comunemente come riferimento per il costo della vita, si è affermato al 3,5% contro il mese scorso. Gli analisti prevedevano una discesa al 3,4%, piccola ma che sarebbe comunque stata un passo in avanti incoraggiante verso il target del 2%. Nel frattempo l’inflazione core si conferma anche questo mese al 3,8%. Questo dato utilizza un paniere diverso per il calcolo del costo della vita, escludendo i beni energetici e i generi alimentari. Questi due parametri sono comunemente considerati la misura più volatile del tasso d’inflazione, per cui quella che può essere maggiormente oggetto a una revisione di mese in mese che non riflette i veri effetti della politica monetaria.

Il tasso d’inflazione più alto si registra sui servizi di trasporto (10,7% annuo), gli affitti (5,7%) e sui ristoranti (4,2%). Invece è addirittura sotto lo zero il tasso d’inflazione relativa alle bollette del gas (-3,2%) e ai veicoli (-0,1%). Un dato particolarmente interessante è quello che riguarda i veicoli usati, di cui pare esserci un vero e proprio eccesso di offerta all’interno dell’economia americana. Il dato sull’inflazione dei veicoli usati segna -2,2% su base annua, indicando che effettivamente per il settore automobilistico questo è un momento complicato. Lo si nota anche nei dati delle vendite dei produttori, con Tesla che è stato il peggior titolo dello S&P 500 nel primo trimestre dell’anno.

grafico inflazione usa
Il grafico pubblicato dal Department of Labour Statistics mostra l’andamento dell’inflazione nell’ultimo anno

In dubbio i tagli ai tassi della Fed

Dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione, gli analisti hanno iniziato a rivedere le loro attese sul comportamento della Federal Reserve. Senza una discesa della pressione sui prezzi a marzo, è diventato ormai chiaro che sia molto difficile sperare in un taglio dei tassi già a giugno. Il consenso degli analisti si sta spostando verso settembre, sempre aspettando di vedere quali saranno i dati provenienti dall’economia nel corso di questi mesi. Questo è ormai il terzo mese consecutivo in cui il tasso d’inflazione americano non scende al ritmo che gli analisti si stavano aspettando, mentre il mercato del lavoro continua a generare più occupazione di quella che ci si aspettava e i dati sull’attività economica segnano una fiducia solida da parte dei consumatori. Nel frattempo lo S&P 500 è in calo del 1,11% fino a questo momento, guidato proprio dalle notizie provenienti dal calendario economico.

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