Microsoft esce dal board di OpenAI. Come si preannuncia il futuro dell’azienda

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Written by Pierpaolo Molinengo
Giornalista dal 1989, si occupa di economia dal 2002, concentrando dapprima i suoi studi sul mercato immobiliare, fisco e mutui per poi allargare il suo focus nei confronti dei mercati emergenti e ai rapporti Usa-Russia.
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Microsoft esce dal consiglio di amministrazione di OpenAI. Il colosso informatico statunitense aveva posto di osservatore nel CdA, posizione che ha attirato l’attenzione degli enti regolatori statunitensi ed europei. Secondo Microsoft la propria presenza nel board non è più ritenuta necessaria dato che, nel corso degli ultimi 8 mesi, la governance della startup è migliorata in modo significativo.

Solo lo scorso mese Apple ha annunciato l’intenzione di portare il chabot GPT di OpenAI nei propri dispositivi. Ma non avrebbe assunto alcun ruolo all’interno del consiglio di amministrazione della società, anche se, come ha riportato il Financial Times, il mercato si aspettasse una mossa in tal senso.

OpenAI, cosa cambierà senza Microsoft

OpenAi, attraverso un portavoce, ha comunicato che l’azienda ha intenzione di adottare dei nuovi approcci che permetteranno il coinvolgimento diretto dei stakeholder, organizzando delle riunioni con i più importanti partner strategici come ad esempio Apple, Microsoft e gli investitori come Thrive Capital e Khosla Ventures.

Soffermandosi, invece, proprio su Microsoft è necessario ricordare che la big tech ha assunto il ruolo di osservatore senza diritto di voto all’interno di OpenAI lo scorso mese di novembre, dopo che il CEO Sam Altman aveva ripreso le redini dell’azienda.

Il ruolo dell’azienda fondata da Bill Gates implicava la possibilità di partecipare alle riunioni del consiglio di amministrazione della società e poter accedere alle informazioni riservate. Ma non aveva diritto di voto su questioni importanti come la scelta o l’elezione dei vari manager.

Microsoft ha investito in OpenAi qualcosa come 10 miliardi di dollari: il valore di questa operazione, a cui si aggiunge il ruolo di osservato assunto all’interno del CdA, hanno suscitato non poche perplessità in molti organismi di controllo antitrust negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Europa. La domanda che un po’ tutti si pongono è quale fosse il livello di controllo esercitato su OpenAI

Tra le motivazioni che hanno portato Microsoft a rinunciare al proprio posto ci sono le nuove partnership, l’innovazione e la base clienti in continua crescita per OpenAI, la quale, proprio dopo il ritorno alla sua guida di Altman, ha preso nuovo slancio. In una lettera datata 9 luglio 2024 ed indirizzata proprio ad OpenAI, Microsoft spiega di aver assistito, nel corso degli ultimi 8 mesi, a dei progressi significativi da parte del consiglio di amministrazione che si è appena formato. E di essere fiduciosa della direzione che è stata intrapresa.

Microsoft e OpenAI, il ruolo dell’antitrust

Nel corso del mese di luglio, le autorità antitrust dell’UE hanno dichiarato che la partnership non sarebbe stata soggetta alle norme sulle concentrazioni dell’Unione europea, poiché Microsoft non controlla OpenAI, ma che avrebbero invece chiesto il parere di terze parti sulle clausole di esclusività contenute nell’accordo.

Al contrario, gli organismi di controllo antitrust britannici e statunitensi continuano a nutrire preoccupazioni e interrogativi circa l’influenza di Microsoft su OpenAI e sull’indipendenza di quest’ultima.

Microsoft e OpenAI sono sempre più in competizione per vendere la tecnologia di intelligenza artificiale ai clienti aziendali, con l’obiettivo di generare fatturato e dimostrare agli enti regolatori la propria indipendenza nell’affrontare le problematiche antitrust.

Inoltre, Microsoft sta ampliando la sua offerta di intelligenza artificiale sulla piattaforma Azure e ha assunto il CEO di Inflection per dirigere la divisione di intelligenza artificiale per i consumatori, una mossa ampiamente interpretata come un tentativo di diversificazione al di là di OpenAI.

Nei giorni scorsi, tra l’altro, Microsoft e OpenAi sono finite nel centro del mirino del Giornalismo Investigativo (CIR), organizzazione no-profit statunitense, che ha annunciato di aver intentato una causa per presunta violazione del copyright. Una presa di posizione che segue un’azione legale simile intrapresa dal New York Times e da altri media. 

L’accusa è quella di aver iniziato raccogliere gli articoli per addestrare l’intelligenza artificiale, senza chiedere il permesso di farlo, né aver offerto dei compensi a differenza di quanto è avvenuto con altre organizzazioni.

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