Non-farm payrolls molto oltre le attese: crescono velocemente stipendi e partecipazione all’economia

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Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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Il primo venerdì del mese porta con sé, come di consueto, i dati sui non-farm payrolls: il numero di posti di lavoro generati dall’economia americana nel mese precedente, escludendo le buste paga del settore agricolo. Il report arriva appena due giorni dopo quello sulle richieste di disoccupazione, che mostrava l’aumento settimanale nel numero di disoccupati più alto da gennaio a oggi. I non-farm payrolls di oggi hanno però tolto lo spazio a qualsiasi dubbio: il mercato del lavoro americano continua a generare numeri impressionanti. Ogni traccia dei segni di rallentamento del report sulla disoccupazione è stata cancellata dalla rilevazione di oggi, notevolmente più alta rispetto alle attese degli analisti.

L’economia americana ha generato 303.000 posti di lavoro a marzo, escludendo quelli nell’agricoltura. Il dato precedente, quello di febbraio, vedeva 270.000 posti di lavoro ed era già considerato anormale; questa volta gli analisti avevano previsto un lieve rallentamento a 212.000 impieghi, sbagliando con un margine inconsueto per un dato così seguito come i non-farm payrolls. Nel frattempo aumentano anche il tasso di partecipazione all’economia -cioè la percentuale di persone che lavora o cerca un impiego-, i salari e le ore medie lavorate a settimana: l’economia americana è in pieno slancio e si cercano disperatamente persone da assumere.

presentazione della notizia su non-farm payrolls
Il mercato del lavoro americano continua a essere surriscaldato

Aumentano ore lavorate e salari

I dati pubblicati dal Dipartimento del Lavoro prendono in considerazione diversi elementi, tra cui anche la paga oraria media e il numero di ore lavorate a settimana. Anche questi dati sono in rialzo: la paga oraria media è in crescita del 4,1% anno su anno, quindi ben oltre l’attuale tasso d’inflazione americano; nel frattempo le ore medie lavorate a settimana passano da 34,3 a 34,4. Gli analisti fanno notare che l’aumento nel numero di posti di lavoro avrebbe potuto essere anche maggiore, se non fosse che in media ora i lavoratori stanno facendo orari più lunghi.

Interessante notare che rimane una forte eccezione, quella dell’industria manifatturiera. I posti di lavoro generati dal settore industriale negli Stati Uniti segnano ancora una volta uno stallo: +0.0% su base mensile. Il taglio ai posti di lavoro si nota soprattutto nelle piccole aziende manifatturiere, tipicamente non quotate in Borsa. Nei settori come i veicoli elettrici, l’energia rinnovabile e i semiconduttori, interessati dagli incentivi federali, la domanda di lavoratori continua a essere molto alta; nei rami della manifattura che invece non sono soggetti a questi incentivi, si nota esattamente il trend inverso.

L’andamento dei non-farm payrolls nell’ultimo anno – Elaborazione grafica: TradingEconomics

Ruggiscono i mercati e il dollaro americano

I mercati hanno reagito positivamente al risultato pubblicato dal Dipartimento del Lavoro, con lo S&P 500 che ha aperto con un rialzo di quasi l’1% nelle prime ore della mattinata di scambi. Nel frattempo il rendimento dei bond americani a 2 anni, considerati i più sensibili alle indicazioni sui tassi della Fed nel breve termine, è aumentato di 7,2 punti base. Ancora più forte la performance del dollaro americano, che si è rafforzato in media dello 0,4% rispetto alle principali valute mondiali. A prescindere dai tassi, gli azionisti sono fiduciosi riguardo al fatto che un’alta occupazione porti a un aumento dei consumi e un aumento della crescita economica.

Impossibile dimenticare, in ogni caso, che i dati di oggi avranno un peso importante sulle decisioni della Fed. Si parla da tempo della possibilità che Powell e i suoi possano decidere di tagliare i tassi d’interesse, ma al tempo stesso la banca centrale vuole evitare a tutti i costi una nuova ondata d’inflazione. Con un mercato del lavoro incandescente, che continua a vedere aumentare sia gli occupati che i salari e le ore lavorate, già al livello attuale dei tassi d’interesse risulta difficile fa calare la pressione sui prezzi.

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