Nuove regole per gli incentivi agli EVs negli USA: limiti sulla provenienza dei materiali e più protezionismo

Avatar di Alessandro Calvo
Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
Scopri i nostri principi editoriali

L’amministrazione Biden ha presentato il suo nuovo piano di incentivi all’acquisto di veicoli elettrici con una serie di nuove restrizioni che determineranno quali modelli potranno ricevere gli incentivi. La misura prevede che i compratori possano accedere a uno sconto federale fino a 7.500$ per l’acquisto di un’auto a zero emissioni, purché rispetti una lista di parametri. Normalmente le imprese che non riescono a qualificare i loro modelli per l’accesso agli incentivi perdono un’importante quota di mercato, motivo per cui lo scorso anno Tesla ha tagliato i prezzi dei suoi modelli più venduti fino a farli rientrare nel range accettato dalle regolamentazioni americane.

Il motivo per cui la Casa Bianca ha deciso di rivedere il sistema di incentivi è legato alla volontà di punire commercialmente una serie di paesi fornitori con cui Washington è in cattivi rapporti a livello diplomatico. Le nuove regolamentazioni prevedono una serie di paletti in riferimento alla percentuale di materiali, componenti e prodotti semilavorati che i produttori di veicoli elettrici potranno importare. La misura più rilevante è quella che vieta l’utilizzo di materiali provenienti da FEOC (“Foreign Entity of Concern” o “Entità straniere preoccupanti”): nella lista dei FEOC si trovano una grande quantità di imprese cinesi, russe, iraniane e della Corea del Nord.

Limiti sugli approvvigionamenti e sulla leadership

L’obiettivo di questa nuova regolamentazione non sembra tanto quello di incentivare maggiormente l’acquisto di veicoli elettrici, quanto piuttosto quello di forzare le imprese ad adattare le loro supply chain per evitare di dipendere da paesi da cui la Casa Bianca vuole prendere le distanze. Una misura molto forte è quella sulla proprietà e sul management di un’impresa; questa nuova misura impone che al massimo il 25% dei posti nel consiglio d’amministrazione, dei voti o della proprietà di un’impresa producente veicoli elettrici possa essere legato a una FEOC. Nel momento in cui un’impresa sorpassa questo limite, non avrà più la possibilità di qualificarsi per ricevere gli incentivi federali sui veicoli elettrici.

John Podesta, il consigliere dell’amministrazione Biden che fino a questo momento ha presentato tutte le principali novità legate alle politiche ambientali, ha celebrato questo nuovo regolamento come un passo avanti per la “chiarezza e la regolamentazione” di un mercato ormai sempre più segnato dalle politiche protezioniste. La situazione sta diventando particolarmente interessante considerando che in questo momento Xi Jinping si trova in Europa proprio per convincere l’Unione a non limitare le importazioni di EVs, pannelli fotovoltaici e le turbine eoliche cinesi.

Limiti all’import anche dai paesi alleati

In un primo momento i limiti alle importazioni statunitensi saranno soprattutto legati alle FEOC, ma il piano è quello di internalizzare sempre di più la filiera produttiva dei veicoli elettrici nel corso dei prossimi anni. Per qualificarsi agli incentivi federali, i produttori di EVs dovranno dimostrare che il 40% dei materiali impiegati nella produzione proviene dagli USA. La percentuale salirà al 60% nel 2025, al 70% nel 2026 e all’80% a partire dal 2027. Questo potrebbe causare una nuova “corsa al litio” negli Stati Uniti, proprio in un momento in cui la filiera mondiale sembrava essersi stabilizzata grazie agli accordi di esportazione tra Washington e paesi come Cile e Argentina. In ogni caso, è sempre da considerare l’eventualità che un cambio di amministrazione dopo le prossime elezioni possa portare a un passo indietro su queste linee guida.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *