Scatta il caso di maxi-corruzione sul cacao “equo-solidale”: certificato il 97% di tutto il cacao in circolazione

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Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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Costa D’Avorio e Ghana sono i due principali produttori mondiali di cacao, producendo insieme oltre il 60% dei frutti che vengono venduti nel mondo. Recandosi in una qualunque delle piantagioni del paese sarà molto facile vedere lavoratori sfruttati, lavoro minorile e condizioni quasi schiavili che più volte sono state denunciate dalle ONG di tutto il mondo. In tutto questo, il 97% del cacao che proviene dai due paesi è certificato come “di commercio sostenibile“. Questa cifra è insostenibile dai fatti e i primi a saperlo sono i governi dei due paesi africani. Per questo motivo, la Costa D’Avorio ha deciso di lanciare una maxi-investigazione sulla corruzione che ha portato alla nascita del problema.

Questo è un momento sensibile per i produttori di cacao africani. El Niño ha portato a una drastica riduzione delle piogge tra l’inverno scorso e questa primavera, incrociandosi con gli effetti di una nuova patologia che sta devastando i raccolti nell’Africa occidentale. Trovare cacao sul mercato internazionale è diventato così difficile che, poco prima di Pasqua, i prezzi hanno superato i 10.000$ a tonnellata -rendendo momentaneamente il cacao più caro del rame-. Malgrado ciò, per ogni 1€ incassato dalla filiera del cioccolato soltanto 0,08€ vanno effettivamente ai produttori: il grosso dei margini risiede nel processo di lavorazione e trasformazione, che solitamente avviene in Europa o in Nord America.

presentazione della notizia su scandalo di corruzione sul cacao equo-solidale
Il premio pagato dal mercato per il cacao certificato è estremamente alto

Maxi-investigazione in arrivo

L’istituzione che regola la produzione, la vendita e le certificazioni relative al cacao in Costa D’Avorio è il Coffee and Cacao Council (CCC). L’ente ha deciso di sospendere il servizio di certificazione per il commercio sostenibile dopo aver registrato un aumento esponenziale della quantità di cacao che viene certificata come equo-solidale. Il presidente del CCC, Yves Brahima Kone, ha apertamente accusato di corruzione le persone che lavorano all’interno dell’ente e le cooperative produttrici. Ora le istituzioni non possono più semplicemente girarsi dall’altra parte, facendo finta che la situazione non esista nel momento in cui l’accusa proviene da Kone in persona.

Negli ultimi anni, in media, la quantità di cacao che è stata certificata come “di commercio sostenibile” era intorno al 50%. Questa è una percentuale già molto alta, ma lo scatto al 97% ha reso il tutto ancora più difficile da credere. Non è difficile immaginare quale sia il motivo: i regolatori della Costa D’Avorio hanno fissato un prezzo di 80 CFA per ogni chilo di cacao prodotto nel paese; se però quel cacao è certificato come equo-solidale, allora il prezzo del chilo sale a 280 CFA. Più che triplicare i profitti con una singola certificazione, soprattutto in un anno di pessimi raccolti, fa gola a tutti i produttori.

Si sta già preparando una lista dei commercianti sospetti

Speculazione, corruzione e cambiamento climatico

I problemi legati alla mancanza di produzione hanno portato anche a una rara forma di speculazione basata proprio sulla corruzione nei processi di certificazione. Essenzialmente ci sarebbero delle aziende certificate che comprano il cacao da altre non certificate, per poi venderlo con il proprio marchio come se fosse stato prodotto nelle piantagioni certificate. Questo significa essere in grado di triplicare in un istante il prezzo di vendita del cacao, ma a breve la situazione potrebbe ritorcersi contro gli speculatori che stanno cercando di approfittare della situazione. I regolatori stanno considerando di lasciare soltanto 30 esportatori certificati nel mercato -attualmente sono migliaia- e di stringere da subito i controlli su queste poche aziende selezionate.

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