Studio: le banche UE comprano triliardi di bond sul petrolio

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Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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Una nuova indagine del The Guardian ha stimato quanto valgono gli investimenti delle banche europee nel settore del petrolio e degli altri combustibili fossili. Malgrado l’appoggio che formalmente le banche offrono alla transizione energetica, e malgrado molti istituti di credito si siano impegnati a finanziare progetti responsabili dal punto di vista ambientale, i numeri parlano da soli: solo con le obbligazioni, le banche europee hanno finanziato il settore del petrolio per 1 triliardo di euro negli ultimi anni. Nello specifico, l’indagine della nota testata britannica ha considerato il periodo tra l’accordo sul clima di Parigi (2015) e oggi.

I risultati dell’indagine hanno destato forti sospetti sul modo in cui le banche stiano operando nel “sottobosco” delle attività di finanziamento. Molte di queste, infatti, hanno dichiarato più e più volte che non avrebbero più prestato direttamente denaro alle società coinvolte nell’estrazione petrolifera. Chiaramente nulla vieta alle banche private di agire nel modo che ritengono più opportuno; la sensazione, però, è che queste stiano mantenendo una facciata di sostenibilità mentre continuano a ottenere profitti dalle obbligazioni connesse ai combustibili fossili. L’UE finisce nel mirino degli ambientalisti di nuovo, pochi giorni dopo l’accordo sulle regolamentazioni Euro 7.

presentazione della notizia sull'indagine del Guardian sui finanziamenti delle banche europee al settore del petrolio
Sembra che soprattutto i grandi gruppi bancari tedeschi e francesi siano stati coinvolti

Nel mirino anche i grandi nomi europei

Di fronte a questi numeri, si potrebbe pensare che gli investimenti provengano da piccole banche regionali che non hanno gli stessi paletti sulla sostenibilità che i grandi gruppi bancari europei hanno deciso di autoimporsi. In realtà non è così: l’indagine del The Guardian rivela che sono state coinvolte in queste operazioni anche Deutsche Bank, HSBC e Barclays. Formalmente, tutti e tre questi gruppi fanno grande leva sul fatto di essere operatori sostenibili e si sono impegnati a ridurre continuamente il loro coinvolgimento nell’acquisto di obbligazioni legate a petrolio e gas naturale. Anche Crédit Agricole e BNP Paribas avrebbero fornito grande supporto ai bond petroliferi. L’indagine rivela che le banche italiane sono state tra le più fedeli in assoluto alle proprie promesse.

L’indagine è stata condotta con criteri estremamente precisi e ha visto una grande collaborazione internazionale. Il The Guardian ha collaborato con Investico e Follow The Money, due società olandesi specializzate proprio nel tracciamento delle operazioni finanziarie. I dati sono stati forniti da Bloomberg, e complessivamente sono state analizzate 1.700 emissioni di obbligazioni nel periodo 2016-2023. Non solo le banche europee hanno continuato senza problemi a finanziare il settore petrolifero, ma le obbligazioni sono diventate sempre più comuni come strumenti per raggiungere questo scopo. Nel 2010 rappresentavano poco più del 20% delle fonti di finanziamento delle società petrolifere, mentre oggi la percentuale è salita a oltre il 40%. Un raddoppio avvenuto nel corso di un decennio.

foto di un campo di estrazione petrolifera
Proprio ieri, la Francia ha chiesto all’UE di definire una data entro la quale terminare l’uso di combustibili fossili

Si discute sulla responsabilità delle banche

Le banche ricoprono un ruolo molto importante nel mercato delle obbligazioni, facendo il ruolo di sottoscrittori. Nel momento in cui sottoscrivono un’emissione, le banche garantiscono all’emittente che compreranno le sue obbligazioni sul mercato primario; l’emittente vende il bond direttamente alla banca, che poi può vendere questi strumenti sul mercato secondario a fondi e investitori al dettaglio. La maggior parte delle banche europee non conteggia questo tipo di operazioni nel computo del proprio impatto climatico, dal momento che si considera un ruolo di pura intermediazione tra emittente e mercato secondario.

Gli scettici, però, ritengono che invece le banche siano responsabili molto più di quanto vogliano lasciare intendere. Questo perché, se non ci fosse un intermediario a garantire la sottoscrizione dei bond, sarebbe molto più rischioso -e dunque molto meno popolare- emettere delle obbligazioni. E i fondi che vengono raccolti dalle società petrolifere, ovviamente, contribuiscono ad aumentare l’estrazione di combustibili fossili e di conseguenza le emissioni di gas serra nell’ambiente. Per il momento, però, le banche europee rimangono totalmente libere da un punto di vista regolamentare di continuare a sottoscrivere obbligazioni e persino prestiti diretti al comparto petrolifero.

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