L’UE impone dazi al 38% sugli EVs cinesi: le azioni di NIO e BYD volano in Borsa anziché affondare

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Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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L’Unione Europea è arrivata alla fine di un iter burocratico durato oltre un anno, che ha visto la Commissione impegnata a valutare la possibile introduzione di dazi e limiti alle importazioni sui veicoli elettrici cinesi. Appena prima dell’insediamento del nuovo Parlamento, l’emiciclo attuale ha colto la palla al balzo per prendere una decisione finale: saranno imposti dei dazi del 38% sulle importazioni di veicoli elettrici prodotti in Cina. Ma per chi pensa che queste siano cattive notizie per produttori come BYD, HSI e Geely, è tempo di ricredersi: tutte le azioni dei produttori cinesi di EVs hanno chiuso la giornata in forte rialzo, perché i mercati si aspettano che i dazi non siano sufficienti a fermare l’avanzata di questi produttori.

Poche settimane fa, l’amministrazione Biden ha introdotto dei dazi del 100% sulle importazioni di veicoli elettrici cinesi negli Stati Uniti. In quell’occasione i marchi che producono in Cina hanno effettivamente chiuso la giornata in forte ribasso, perché le auto prodotte negli Stati Uniti riusciranno a tutti gli effetti a tornare a essere più convenienti per i consumatori locali. Secondo il più recente studio condotto in maniera scientifica, però, l’Europa avrebbe bisogno di alzare i dazi almeno al 55% per pensare di proteggere le case automobilistiche locali. Le vere cattive notizie riguardano i produttori europei, come Stellantis, Volkswagen e Mercedes.

presentazione della notizia su UE che alza i dazi sugli EVs cinesi
La speranza è che la scelta scoraggi un aumento eccessivo dei dazi cinesi sui prodotti europei come risposta

I nuovi dazi europei: ecco come funzionano

L’UE ha deciso di differenziare il livello di dazi in base ai produttori. Già in questo momento tutte le importazioni di veicoli elettrici sono soggette a un dazio del 10%, ma questo è palesemente insufficiente e negli ultimi anni la quota di mercato degli EVs made in China è aumentata a un ritmo esponenziale. Da oggi si avranno dei dazi extra del 17,4% per BYD, del 20% per Geely -la casa proprietaria di Volvo- e del 38,1% per SAIC. Questa differenza è dovuta all’indagione che la Commissione Europea ha condotto sul sistema di finanziamento pubblico utilizzato in Cina, dalla quale è emerso che i produttori locali riescono a produrre a prezzi artificialmente bassi in virtù degli incentivi che arrivano dal governo.

Questa, quantomeno, è la versione ufficiale dell’Unione Europea. La realtà difficile da ammettere è che Bruxelles sta cercando di proteggere i suoi produttori contro una tecnologia e un’efficienza nettamente superiore da parte dei produttori cinesi. La prova di questo fatto è che l’UE abbia deciso di aumentare del 21% i dazi per tutte le case automobilistiche cinesi che sono state menzionate nella sua investigazione, ma per le quali non è stato possibile provare che ci siano degli incentivi pubblici in grado di provocare una distorsione del mercato.

foto di auto elettriche in carica
Tesla produce in Cina i veicoli che importa in Europa

Analisti ottimisti sugli EVs cinesi

Il vantaggio competitivo cinese proviene da diversi fronti, a partire dal fatto che la Cina controlla oltre il 60% dei depositi di terre rare e riesce a ottenere importazioni costanti di litio a prezzi vantaggiosi dall’Australia. Le megafactory cinesi lavorano senza sosta e con un livello di automazione che ormai supera di molto quello delle case automobilistiche europee. Secondo Citi, Morningstar e molti altri analisti istituzionali, dopo la decisione di oggi lo scenario competitivo rimane essenzialmente invariato. Se non altro, il gap da colmare per i produttori europei è più basso di prima. Ciò che è certo è che esportare auto verso i mercati asiatici, come i produttori europei hanno sempre fatto, diventerà sempre più raro mano a mano che i veicoli elettrici sostituiscono quelli convenzionali.

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