UBS sistema lo scandalo “bond del tonno” di Credit Suisse

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Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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Questa domenica non è stata di riposo per i legali di UBS, che hanno annunciato un tanto atteso accordo con il governo del Mozambico. Le due parti hanno finalmente raggiunto un compromesso per lo scandalo iniziato oltre dieci anni fa, quando Credit Suisse iniziò a finanziare il governo della nazione africana per centinaia di milioni di dollari. Ora che UBS ha acquisito Credit Suisse, la nuova gestione deve farsi carico di questo e dei tanti altri scandali che hanno macchiato la reputazione del defunto colosso bancario svizzero nel corso degli ultimi anni.

La vicenda riguarda un accordo diretto, nato nel 2013, tra Credit Suisse e il governo del Mozambico dell’epoca. Il governo mozambicano cercava fondi per finanziare l’industria della pesca, che effettivamente presenta un potenziale economico non indifferente per la nazione. Di conseguenza la nazione ha emesso delle obbligazioni, sottoscritte e mantenute in portafoglio da Credit Suisse, promettendo di usare i fondi per finanziare porti e infrastrutture che consentissero lo sviluppo del settore ittico locale. Proprio in virtù della ragione per cui sono stati emessi questi strumenti, Wall Street ora li etichetta scherzosamente come tuna bonds (“bond del tonno”).

presentazione della notizia su accordo tra UBS e Mozambico in relazione ai tuna bonds
Dopo una lunga battaglia legale, UBS e Mozambico trovano un accordo ma lo lasciano segreto

Si chiude lo scandalo con un accordo segreto

La storia dei “tuna bonds” è andata in un modo completamente diverso da quello che Credit Suisse si aspettava. L’instabilità politica e la corruzione del Mozambico hanno fatto sì che, negli anni seguenti, centinaia di milioni di dollari venissero a mancare. Non è chiaro che parte degli oltre $1.5 miliardi di bond acquistati da Credit Suisse sia sparita, ma si sospetta il 30-50%. Solo una minima parte dei fondi ha effettivamente finanziato l’obiettivo iniziale di potenziare l’industria della pesca, e ben presto il governo locale ha dovuto ammettere di non poter ripagare i propri debiti. Ne è nata una lunga battaglia legale, che fino a oggi aveva comportato esclusivamente vantaggi per gli avvocati delle parti in causa.

Ora arriva finalmente un accordo, totalmente segreto, di cui solo una piccola parte è trapelata alla stampa grazie a fonti vicine ai fatti. Secondo quanto riportato da Reuters, UBS avrebbe deciso di stralciare una gran parte dei debiti del Mozambico pur di mettere fine alla vicenda. Sembra che la nuova proprietà di Credit Suisse sia orientata soprattutto a tappare gli scandali, piuttosto che a recuperare a tutti i costi il denaro da debitori essenzialmente insolventi. Non solo, ma in questa vicenda è UBS a rischiare la parte del torto: nel 2019, diversi manager di Credit Suisse coinvolti nell’affare si sono dichiarati colpevoli di corruzione in relazione ai tuna bonds.

foto di una piccola barca che pesca in Mozambico
La pesca è ancora molto tradizionale e arretrata in Mozambico: i bond avrebbero dovuto aiutare a modernizzare il settore e renderlo più produttivo

Caso da $2 miliardi, coinvolte aziende francesi ed emiratine

Malgrado ciò che si potrebbe pensare, è stato il Mozambico a fare causa a Credit Suisse. Una scelta voluta dal governo attuale, secondo il quale i “tuna bonds” sarebbero stati il frutto di un gigantesco caso di corruzione multilaterale. Lo scandalo vede al centro il governo mozambicano del 2013, Credit Suisse e due società esterne. Si tratta di Privinvest, costruttore di navi libano-emiratino, e del colosso francese delle spedizioni navali Iskandar Safa. La storia sarebbe stata la seguente: Privinvest e Iskandar Safa avrebbero corrotto Credit Suisse con una tangente da $136 milioni, in modo da approvare l’acquisto di bond mozambicani per $2 miliardi.

Una parte di questi soldi sarebbe andata anche al governo del Mozambico. Essenzialmente, tutte le parti in causa si sarebbero spartite i soldi provenienti da Credit Suisse. La banca avrebbe poi stralciato il debito come spesso accade con i bond concessi alle nazioni africane, e tutto sarebbe rimasto alle spalle. Ma il nuovo governo della nazione africana ha cercato giustizia per i responsabili di questa folle mossa d’indebitamento, arrivando fino all’importante accordo di Londra di oggi.

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