Bond USA, rendimenti ai massimi dal 2007 su dati occupazione

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Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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Il rendimento dei bond americani continua ad aumentare, arrivando ai massimi raggiunti nel corso degli ultimi 16 anni. È la conseguenza dei nuovi dati sul lavoro, che continuano a mostrare un livello di occupazione estremamente alto: un altro segno di un’economia che continua a non raffreddarsi, malgrado la Federal Reserve stia alzando i tassi d’interesse da oltre un anno e mezzo a questa parte. I mercati continuano a temere che la Fed possa spingere i tassi ben più in alto di quanto ci si aspettava nel corso dell’estate, quando il tasso d’inflazione stava ancora scendendo rapidamente. Ora che la corsa dei prezzi ha ritrovato forza, ogni segnale di surriscaldamento dell’economia continua a diventare fonte di paura e scetticismo sui mercati.

Gli analisti prevedono che le vendite dei bond americani continueranno a superare gli acquisti nel corso delle prossime settimane. Lo dimostra anche il fatto che due grandi hedge funds, quello di Bill Ackman e T-Rowe Price, nel corso degli ultimi giorni abbiano pubblicamente divulgato le loro previsioni ribassiste sul valore delle obbligazioni americane. Il tutto non è iniziato con gli ultimi dati sul lavoro, ma quando la Federal Reserve ha deciso di mantenere invariati i tassi d’interesse nella riunione di politica monetaria di settembre. Non con l’obiettivo di terminare il ciclo di rialzi, ma di renderlo più lungo e potenzialmente per arrivare a tassi più alti. Ora ogni variabile che possa alzare l’inflazione è vista come una minaccia di tassi ancora più elevati, per ancora più tempo.

presentazione della notizia su vendite in aumento dei bond americani
Gradualmente, la situazione inizia anche ad allargarsi dagli USA ad altri mercati

Petrolio e debito si aggiungono alla Fed

Gennadiy Goldberg, manager di TD Securities, ha parlato a Reuters da New York per commentare la situazione. Ha evidenziato che, per la maggior parte, la speculazione sui bond di questi giorni continua a provenire dal timore che i tassi della Fed possano alzarsi ancora durante la primavera del 2024. Ma aggiunge che non è l’unica preoccupazione degli investitori: altri due fattori sono l’offerta di Treasuries e i prezzi in aumento del petrolio. Proprio l’aumento dei titoli di debito americani, durante l’estate, ha spinto Fitch ad abbassare il rating del debito pubblico. Inizialmente non sembrava che sarebbe stato un colpo duro, ma ora se ne notano gli effetti.

Il crescente indebitamento americano fa sì che sempre più obbligazioni del Tesoro vengano messe sul mercato, causando ulteriormente un abbassamento delle quotazioni e un aumento dei tassi di rendimento. Inoltre ci sono delle preoccupazioni, sottolinea Goldberg, legate al prezzo del petrolio. Wall Street inizia a temere che i prezzi elevati del greggio -insieme a tassi d’interesse centrali più alti- possano causare una recessione nel corso della prima parte del prossimo anno.

grafico rendimento bond americani a 10 anni
Il grafico mostra il rendimento dei bond americani a 10 anni (Fonte: Trading Economics)

La situazione diventa un trend mondiale

Gli Stati Uniti stanno attraversando un periodo di forte vendite dei bond nazionali, ma sarebbe sbagliato dire che si tratti di una situazione isolata. In Germania, i bund a 10 anni hanno toccato oggi livelli che non venivano raggiunti dalla crisi finanziaria del debito europeo nel 2011. Persino in Giappone, dove la politica monetaria è fortemente espansionista e i tassi della BoJ sono quasi azzerati, bisogna tornare indietro al 2013 per ritrovare gli stessi livelli di rendimento delle obbligazioni nazionali.

Sempre più analisti ritengono che i mercati finanziari si stiano preparando a una nuova normalità, un cambiamento di lungo termine della struttura finanziaria mondiale. La sensazione è che questo non sia più un periodo di transizione, come se si trattasse di un intermezzo prima di tornare agli stessi tassi molto bassi durati fino alla pandemia. C’è sempre di più la sensazione che i tassi stiano tornando a essere elevati in modo sostenuto e a lungo termine, trainando le obbligazioni verso rendimenti sempre più alti.

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