Gli Emirati investono su un maxi-progetto di cattura di CO2

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Written by Alessandro Calvo
Diplomato in Scienze Economiche presso l'Ateneo di Torino, mi dedico alla vita di nomade digitale con un focus particolare sugli investimenti azionari. Rivesto il ruolo di gestore e analista capo per il portfolio di azioni su TradingOnline.com. Come ricordato da Peter Lynch, è importante tenere a mente che investire in azioni non equivale a giocare alla lotteria; rappresenta piuttosto la detenzione di una quota parte di un'impresa
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Gli Emirati Arabi iniziano il loro percorso nei grandi progetti di cattura diretta della CO2. Lo fanno subito con un impianto di dimensioni gigantesche, in grado di catturare 10 tonnellate di anidride carbonica al giorno e prevenire che vengano rilasciate nell’atmosfera. Il sistema di cattura si chiama CycloneCC ed è stato progettato dalla società inglese Carbon Clean, ma la costruzione e l’assemblaggio del sistema avverranno direttamente ad Abu Dhabi. Servirà a catturare le emissioni inquinanti prodotte da un impianto di produzione di fertilizzante di proprietà di Fertiglobe, società che fa capo al colosso petrolifero di Abu Dhabi, ADNOC.

La produzione di fertilizzante è una filiera altamente impattante per l’ambiente, dal momento che si utilizza idrogeno che viene prodotto per oltre il 99% a partire dal gas naturale. E anche se a poco a poco ci si sta muovendo nella direzione dell’idrogeno verde, questo rappresenta ancora solo una frazione dell’idrogeno totale impiegato nella produzione e prevede ancora costi estremamente più alti rispetto a quello realizzato con il gas naturale. Quando il gas viene convertito in idrogeno, il risultato diretto è l’emissione di CO2 nell’atmosfera.

presentazione della notizia sul nuovo sistema di cattura diretta del carbonio ad Abu Dhabi

Continua il percorso verso il COP 28

Tra meno di due mesi, Dubai diventerà la sede della prossima riunione COP 28. Per due settimane, capi di Stato e leader climatici di tutto il mondo si ritroveranno negli Emirati Arabi per discutere iniziative concrete di contrasto al cambiamento climatico e al surriscaldamento globale. Ovviamente non sono mancate le critiche, considerando che l’intera economia degli Emirati è costruita sull’export di petrolio, di gas naturale e di prodotti derivati dai combustibili fossili come i fertilizzanti. Ma Dubai e Abu Dhabi hanno iniziato a trainare le iniziative per cambiare l’immagine della nazione; proprio domenica scorsa, ad Abu Dhabi si sono riuniti i vertici di 50 aziende petrolifere per discutere di come abbattere le emissioni di CO2 nel settore energetico.

Durante le conversazioni di domenica, uno dei punti più importanti emersi dall’incontro -a cui hanno partecipato anche i leader del COP 28- è stato proprio quello di aumentare i progetti di cattura diretta del carbonio. Andando a catturare la CO2 direttamente alla fonte, per poi stoccarla sottoterra in giacimenti esausti di gas o petrolio, ci si assicura che questa non venga emessa nell’atmosfera per diversi millenni. Si tratta di una tecnologia comunque controversa, con gli ambientalisti che ritengono possa ostacolare la velocità della transizione verso un mondo completamente basato sull’energia rinnovabile.

foto di un sacco di fertilizzante
Il settore dei fertilizzanti è fortemente inquinante, ma gli ambientalisti premono affinché si usi idrogeno verde anziché un sistema di cattura del carbonio

Il fondo sovrano torna alla carica sui green bonds

Mentre la più grande azienda petrolifera di Abu Dhabi prepara un nuovo grande progetto di cattura diretta del carbonio, il fondo sovrano dell’emirato prende iniziativa per quanto riguarda la finanza sostenibile. Il fondo, gestito da Mubadala Investment Company, ha riunito nel corso di martedì tutte le principale banche di Abu Dhabi e di vari altri emirati. L’obiettivo è quello di trovare un quadro organizzativo per la finanza sostenibile, in primo luogo per poter regolamentare i green bonds emessi negli Emirati Arabi Uniti.

L’Unione Europea ha già introdotto un quadro di questo genere, e da quel momento l’Eurozona è diventata la capitale mondiale delle emissioni di obbligazioni sostenibili. Oltre la metà dei capitali raccolti in questo modo in tutto il mondo sono raccolti in Europa, e gli investitori sono addirittura disposti a pagare un premio per assicurarsi di investire su strumenti con obiettivi positivi per l’ambiente. Ora, gli Emirati vogliono prendere una fetta di questi fondi e soprattutto vogliono assicurarsi di avere un quadro regolamentare pronto prima che inizi il COP 28. L’obiettivo è assicurarsi che, quando un bond viene definito “sostenibile”, ci siano chiare regole su come debbano essere impiegati i fondi.

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